Ridere come gli uomini

Ridere come gli uomini

Wolf è stato allenato a uccidere, non da sua madre, ma dagli uomini, “quei padroni neri” che lo hanno addestrato a scovare gli ebrei nascosti e i partigiani dei boschi. Siamo sulle colline toscane, quasi in vista del Tirreno, nel 1944. Le rappresaglie naziste distruggono vite umane e villaggi. Wolf è un cane istruito ad aggredire e colpire il cui destino si incrocia un giorno con quello di Francesco e Donata, fratello e sorella orfani dei genitori vittime delle SS. I due ragazzini sono in fuga, la nonna li ha convinti ad allontanarsi da casa il più in fretta possibile: Donata è una bambina affetta dalla sindrome di Down e per questo è nel mirino dei nazisti. Un’ombra nera e feroce si è messa sulle sue tracce, lungo i sentieri e nel fitto dei boschi toscani. Ma non è il cane Wolf ad inseguirla, il cane si è liberato dal crudele padrone nero ed è in fuga, così come i due ragazzini. Donata è la sola a non avere paura di lui, lo guarda negli occhi con fiducia, gli si addormenta accanto. Francesco, però, non si fida di quell’animale vissuto fianco a fianco con gli stessi soldati nazisti che hanno ucciso i suoi genitori. Ammonisce la sorellina con tono di odio: “Quello non è il nostro cane!”. Ma la bambina è incapace di odiare, non sa provare odio nei confronti di nessuno, animale o essere umano che sia. Questa è una sua peculiarità profonda, unica come gli occhi a mandorla che rendono il suo sguardo più umido e dolce. E perché allora le SS vogliono annientare una persona come lei, una bambina incapace di odiare?

“Se vuoi essere amato, ama”. Questa citazione di Seneca è posta in esergo al romanzo e racchiude in sé tutto lo svolgersi della storia di Wolf, cane divenuto feroce a causa di quella malvagità umana che lo ha indotto a sviluppare soltanto doti di segugio e aggressore, oscurandone le capacità di essere docile, affettuoso e fedele. Anche Wolf, dunque, è vittima della stessa violenza che ha colpito gli uccisi dalle SS nei boschi e nei villaggi, come i genitori di Francesco e Donata. Elemento importante della storia, questo, che si esprime anche attraverso la narrazione per capitoli alterni di fatti che si svolgono parallelamente: negli uni il cane Wolf narra in prima persona, negli altri l’autore racconta le vicende di Francesco e della sorella. Il terrore e l’orrore indotti dalla guerra nel cuore dei protagonisti accomunano umani ed animale nell’essere vittime ma anche nella capacità di non perdere la speranza di salvezza. Il romanzo si presta bene a essere letto e meditato in occasione della commemorazione del giorno della memoria. Vi troviamo, tra l’altro, riferimenti a personaggi, ambienti e fatti reali: la villa di Puccini a Chiatria, momentaneo rifugio dei ragazzini in fuga, il monte Matanna da cui si vede la piazza dei miracoli di Pisa, un riferimento a don Innocenzo Lazzeri ucciso col suo popolo a sant’Anna di Stazzema.



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