Romolo annusa le petunie

Romolo annusa le petunie

I piccoli Jojo e Genio rischiano di essere investiti da una fila di bolidi sfreccianti: una Maserati, poi una Ferrari, poi una Mercedes “che sembra una scatola di sardine con la scritta troppo piccola”, una Cadillac e una Porsche. Il fatto è strano: tutte queste macchine si dirigono verso il castello di Dazio Saltaponti. Perché? Cosa ci vanno a fare? Che il conte gestisca un traffico illecito di auto di lusso? È una buona domanda per Jojo, ed è abbastanza intrigante da dare vita alla sua personalissima indagine, assistita da Genio, dal cane Romolo e da Doralice Aceri – alias miss Ackermann... Sarà proprio lei la svolta: insieme al suo fidanzato, l’impeccabile direttore dell’ufficio postale Celio Filigrana, si farà assumere come guardiana del parco del conte Dazio Saltaponti. Si tratta dell’ennesima coppia di guardiani che il conte rimpiazza esattamente ogni tre mesi all’inizio di ogni stagione. Jojo, Romolo, Genio, miss Ackermann e Celio Filigrana si introdurranno nel castello per condurre l’indagine. Misteriosi incontri del conte con uomini di nero vestiti e “palestrati”, scambio di buste di denaro e l’immenso garage che sembra avvalorare l’ipotesi del traffico illecito di macchine di lusso... ma è una falsa pista. Dietro, o meglio, sotto i misteri del castello si cela uno zoo abusivo, animali esotici da rivendere ai ricchi uomini “palestrati” e di nero vestiti...
Una personalissima e complessa indagine che resta tale: personalissima e un po’ piatta. Siamo di fronte ad uno scrittore seriale, ma non aspettatevi Agatha Christie in formato ridotto, né per la costruzione della storia né per lo stile. La storia è... popolata – investigatori, cani, lama in giardino, personaggi che ammiccano velatamente ai fenotipi di un mondo informatico, geek, nerd, hacker – ma mancano elementi realmente avvincenti. Qualcosa nel ritmo della narrazione non funziona, o per lo meno non è sempre comprensibile. Ne paga le spese la narrazione, che risulta poco fluida – gli spazi dedicati alle descrizioni dei dettagli, per certi versi anche divertenti, sono poco amalgamati al resto. Il risultato? Il libro stenta a decollare, anzi in fondo in fondo non lo fa mai del tutto, nonostante il finale a sorpresa. Ma c’è un rovescio della medaglia. Nelle divagazioni sui dettagli, si sorride (e a volte si ride) delle trovate umoristiche: le analogie sono divertenti e i personaggi e gli incontri surreali una gradita boccata di ossigeno. Alcuni personaggi di Romolo annusa le petunie funzionano bene, dall’inizio alla fine. Un esempio è proprio Romolo, il cane (grasso e pigro, dentro e fuori) co-co-protagonista, che dà titolo a questa storia: è un eccellente sostenitore del riposino e grande “patteggiatore” di enormi quantità di CrocCanTin, uno dei pochi buoni motivi per destarsi dalla pigrizia e dai pisolini. Dormendo sulle petunie crollerà in una buca che nasconde proprio le gallerie che portano allo zoo sotterraneo. Notevole anche l’incontro imprevisto di Dazio Saltaponti con un Lama nel giardino del castello. Straniante e surreale, quasi fuori contesto. Le illustrazioni a carboncino di Pietro Puccio non sono male ed è molto azzeccata l’idea delle impronte digitali che si incontrano casualmente durante il testo: così il disegno sembra “espresso”. Insomma, ci sono anche le buone intuizioni che caratterizzano le storie della serie Jojo detective.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER