Rompi il porcellino

Rompi il porcellino

C’è un bambino con le mani e gli occhi incollati alla vetrina di un negozio di giocattoli. In mezzo ad automobili, robot e bamboline, ecco un pupazzo di Bart Simpson. Yoav potrà pure volerlo, ma il papà è risoluto a non cedere al primo capriccio di un bambino viziato. Se Yoav vuole il pupazzo, dovrà guadagnarselo: così è educativo. Ed ecco che il bambino riceve, invece del famoso personaggio dei cartoni, un brutto porcellino di ceramica con una fessura sulla schiena. Giorno dopo giorno, una pellicina di latte dopo l’altra, gli shekel finiscono nella fessura, di fronte al sorriso incondizionato del porcellino rosa e alla soddisfazione non altrettanto incondizionata dei genitori. Insieme agli shekel, il porcellino riceve cure, attenzione e un nome. Ma un giorno il papà lo prende e comincia a scuoterlo come per farlo vomitare. La promessa sta per essere mantenuta: ora che finalmente Pasquale è pieno, Yoav potrà avere il pupazzo di Bart Simpson. Ma a cosa serve il martello portato dal papà? A Yoav non resta che difendere Pasquale e provare, in qualche maniera disperata, a salvarlo.

È uno sguardo ravvicinato quello che cattura la storia di Yoav. Il pupazzo oggetto del desiderio, gli occhi del bambino e quelli del porcellino, la lucida porcellana rosa, l’imponente altezza del papà e l’enorme martello. Inquadrature ribassate, dettagli ingranditi, scorci che ritagliano il mondo a misura di bambino, e di un bambino spesso sottoposto alla prepotenza di un adulto che pretende di educarlo. L’espressività delle immagini e la quasi totale assenza di colori accompagnano il crescendo di emozioni che Yoav sperimenta, imparando effettivamente una lezione grazie al porcellino, ma non certo quella che il papà gli vuole insegnare. Poco rimane da aggiungere di fronte a un albo come questo, equilibratissimo nella gestione di immagine e testo, parole e visione. Una storia raccontata in modo essenziale con le parole e resa assolutamente reale da ciò che le immagini riescono tanto a far vedere quanto a far provare. Ottima anche la scelta di introdurre il libro con un ulteriore scritto dell’autore: i racconti sono due e il legame tra il bambino della storia e quello che era chi l'ha scritta rafforza e nobilita entrambe.



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