Rose non è una tartimolla

Rose non è una tartimolla
Eh sì, Rose ha cambiato scuola ancora una volta. “Patata” e “Ventosa” le han detto che han deciso così perché si erano stufati di abitare in quel quartiere, ma Rose lo sa che la ragione è un’altra. Non può che esser colpa della sua ricerca sugli “antichi animali della storia di prima” e del modo in cui l’ha presentata ai compagni di classe: «I diplodoculi e gli homo sabbie non vissero nella stessa epoca». Sentendo una che parla così, cosa possono pensare l'insegnante e i bambini? I “lampioni” non capiscono Rose, c’è poco da fare, lei vorrebbe esser lasciata in pace e ci prova a esprimersi come una persona normale, ma proprio non ci riesce! Oggi “l’uomo che parla tutto il tempo” l’ha obbligata a presentarsi ai nuovi compagni di quinta elementare e lei – capelli a caschetto, frangetta, guancette rosse e vestitino triangolare – davanti a quella massa di sconosciuti dall’aria per niente amichevole ha detto: «Buona alba a tutti, la mia scheda di classe è Rose. Mia madre è una cerca-slogan e mio padre una matita!». Strana forte Rose, eppure oltre al cancello proibito che divide elementari e medie quel “mezzo-lampione” sembra trovarla interessante…
Rose non è una tartimolla (il titolo originale è semplicemente Rose) è la storia di una bambina che alle parole consuete ne preferisce altre: chiama gli adulti “i lampioni”, gli studenti di terza media “numero 3” e i brutti ceffi “teste di insalate al prosciutto”. Se il suo linguaggio fa sorridere il lettore, non così gli insegnanti e nemmeno i genitori della piccola che correggendola di continuo, pur con le migliori intenzioni, le confondono ancora di più le idee («non si parla con i lampioni ma si accende la luce»). Da una storia come questa potrebbero nascere svariati spunti di riflessione – la diversità, la paura dei genitori che il proprio figlio non venga accettato, il sistema scolastico, quella piccola società che sono i compagni di classe, ecc. – ma Colas Gutman preferisce non addentrarsi troppo nelle complessità del tema e con leggerezza accompagna il lettore fino all'ultima pagina. Tra le trovate più riuscite ci sono “Cane marcio”, il racconto su un animale maltrattato che la bambina legge per sentirsi meno sola, e le graziose illustrazioni in scala di grigio. Tra quelle meno azzeccate la scelta di far seguire alle parole di Rose l'espressione corretta tra parentesi: per capire la parlata della protagonista senza appesantire il testo sarebbe forse bastato il divertente “Dizionario di Rose” in appendice.

 

 

 
 
 
 
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