Rosie e gli scoiattoli di St. James

Rosie e gli scoiattoli di St. James

Rosie vive a Londra, ha nove anni e i suoi genitori, Bruno – che ha lasciato la sua famiglia in Sicilia per imparare l’inglese, decidendo poi di rimanere in Inghilterra dove si è trovato subito benissimo – e Brenda – che invece è nata a Londra in una famiglia giamaicana che ha deciso di tornare in patria dopo il pensionamento della nonna Maude -, sono entrambi autisti degli autobus a due piani che attraversano ogni giorno la città. Per questo motivo, nei periodi in cui resta a casa da scuola e i loro turni coincidono, Rosie li accompagna nei tragitti ma lei ne è molto contenta. Il papà, per esempio, le racconta curiosità di luoghi e monumenti, tutte cose che ha letto nelle biblioteche dove si rifugiava quando, giovane studente d’inglese, si manteneva con piccoli lavoretti e soltanto nelle pause poteva concedersi questi momenti per migliorare la lingua e “attingere a una miniera infinita di fatti strani e inaspettati”. A volte, negli autobus, Rosie fa anche incontri piacevoli, come la vecchietta con la gonna scozzese, Mrs Draper, che sembra conoscere ogni segreto delle strade di Londra e a Rosie piace ascoltarla e condividere le sue caramelle. Il giorno del referendum per la Brexit, la scuola è chiusa e i genitori decidono di portare la bambina al parco di St. James a vedere gli scoiattoli. Ma al loro arrivo scoprono che gli animaletti sembrano scomparsi e anche il Custode del parco - che ha il compito di vigilare sui volatili – dice che da qualche tempo accade qualcosa di strano anche agli uccelli, trova ovunque nidi abbandonati e spesso gusci rotti. Che sta succedendo agli animali del St. James? Mentre i suoi genitori stanno discutendo per qualche sciocchezza come capita spesso, Rosie si allontana da sola e, arrivata ai piedi di una grande quercia, la bambina – che prima di essere soprannominata “la Chiacchiera” a scuola aveva il nomignolo di “Scimpa” perché passava il tempo della ricreazione appesa alle sbarre del campo da gioco con la sua migliore amica Jerry – decide di arrampicarsi su un ramo basso dell’albero. Poi, incuriosita dai rumori che sente provenire dall’alto, decide di salire ancora. Ad un tratto qualcosa la colpisce sulla nuca. Di che si tratta? Chi è stato? Di chi sono le voci che sente tra i rami? E lei come fa a capire quando le raccontano quello che sta capitando nel parco?

Come è noto, l’amatissima scrittrice Simonetta Agnello Hornby, nata a Palermo ma anche cittadina britannica, ha sempre cercato di coniugare la sua ultratrentennale attività di avvocato e la scrittura all’impegno per sostenere le cause dei minori, delle vittime della violenza e degli emigranti, e dal 2016 è Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia. Negli ultimi anni ha scritto anche a quattro mani con suo figlio George, quarantotto anni, cresciuto a Londra e anche lui con doppia cittadinanza. È il caso anche di questa piacevolissima favola destinata ai bambini intorno agli otto – dieci anni ma - si potrebbe dire - necessaria anche per gli adulti. Il momento del referendum (23 giugno 2016) per la Brexit - neologismo composto dai termini “Britain” ed “exit” – segnò un momento difficile per gli stranieri (probabilmente anche per quelli che lì lavoravano da tempo) e chissà quanto sono state reali in quei giorni le parole del venditore di noccioline del parco: “Siamo un’isola, siamo già in tanti, dove li metteremo? Non c’è spazio per tutti”. Il microcosmo degli animali che vivono nel parco di St. James rispecchia in pieno la situazione “umana”. Gli scoiattoli grigi sono arrivati più di recente dall’America, come dono al duca di Bedford 150 anni fa, ma si sono integrati e fusi con la comunità di scoiattoli rossi indigeni; con loro, nell’isola del parco, vivono i pellicani che sono arrivati quattro secoli fa dalla Russia. In pratica, la maggior parte degli abitanti del St, James sono di origine straniera. Proprio come degli inglesi dice Bruno, il papà di Rosie, “Il popolo di queste isole viene dall’Europa. Gli Anglosassoni discendono dalle tribù germaniche con radici nell’attuale Olanda, mentre i Normanni, che sono arrivati qui subito dopo di loro, erano nativi della Scandinavia traferitisi in Francia. Per non parlare poi dell’attuale famiglia reale”. Dove è quindi la vera casa di ognuno? Perché è così difficile cambiare prospettiva allo sguardo? Il cuore del racconto parla proprio di prospettiva ed è tutto nell’episodio del quadro che Bruno mostra a sua figlia in un museo: l’immagine centrale che dà significato all’opera non si vede se non inclinandosi in un certo modo. Serve soltanto un piccolissimo sforzo. Ma la paura, la paura del diverso impedisce spesso questo piccolo sforzo. Nel parco è accaduto che le volpi – che si considerano le vere padrone di St. James perché ci sono dai tempi in cui era una riserva di caccia reale –, allarmate dal sovraffollamento di animali immigrati (ultimi arrivati i pappagalli), vorrebbero mandare via tutti. Così Rosie si trova spettatrice di una vera battaglia per il territorio e per la sopravvivenza, proprio come i bambini avranno assistito alle discussioni, probabilmente di tono assai simile, al tempo del referendum. Questa battaglia, che assomiglia ad una Batracomiomachia di stampo classico – ci sono i concili di guerra, la rassegna dei guerrieri-animali, la battaglia dal tono epico, l’assetto tattico, le curiose armature – dal tono dolceamaro però, invece che scherzoso, risulterà divertente per i ragazzini, ma con la guida degli adulti può trasformarsi in utile strumento di conoscenza (anche di tante curiosità accattivanti) e riflessione. Splendidamente illustrato da Mariolina Camilleri, che in una bella intervista insieme a George Hornby ci ha spiegato come sono nati i disegni, questo piccolo e importante libro piacerà a grandi e piccoli. Un libro per tutti noi, perché purtroppo “il diverso che fa paura” è qualcosa che davvero sta uniformando l’intera l’Europa, Italia compresa.

LEGGI LINTERVISTA A GEORGE HORNBY e MARIOLINA CAMILLERI



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