Rufus. Il pipistrello colorato

Rufus. Il pipistrello colorato

Rufus è un pipistrello e come tutti i pipistrelli che si rispettino vola solo di notte, nell’oscurità. Una sera si ritrova faccia a faccia con il grande schermo di un cinema all’aperto e rimane abbagliato dai suoi colori. È amore a prima vista. Rufus prende una decisione: d’ora in poi dormirà di notte e volerà durante il giorno per godere della luce e dei colori. Pieno di entusiasmo per la nuova vita decide persino di cambiare il suo nero mantello; trova della pittura e dipinge color arcobaleno le sue grandi ali scure. Ma i passanti si spaventano, qualcuno addirittura gli spara. Ferito, viene raccolto da un collezionista di farfalle, il Dottor Tarturo. Tante cure e una buona dose di sonno lo rimettono in piedi. Ma ora quale vita sceglierà Rufus? Si accontenterà del buio o preferirà la luce del sole?

Il primo commento che viene spontaneo è: finalmente qualcuno l’ha pubblicato! Questo albo delizioso è stato creato quasi cinquant’anni fa, nel 1961, e solo ora riesce a varcare i confini italiani, pubblicato sulla scia del recente successo de I tre briganti. L’editore lo ha inserito all’interno di una collana davvero lodevole per l’alta qualità, “I classici moderni per bambini”, che riunisce grandi nomi di autori e illustratori per l’infanzia. Tra questi non poteva certo mancare Tomi Ungerer, uno dei più importanti illustratori del Novecento, vincitore nel 1998 del premio internazionale Andersen. Presentarlo al pubblico attraverso l’immagine di Rufus è certo una scelta consapevole e originale: l’albo è stato uno dei primi libri a colori dell’artista (fino a quel momento le sue tavole erano solo bicrome) e si presenta come l’esperimento di un passaggio dal mondo in bianco e nero a un mondo di luce e colore: Rufus come un alter ego di Tomi, entrambi alla ricerca di ciò che non avevano mai provato. Grandi tavole blu e nere, in cui guizzano allegramente gli occhietti verdi e vispidi Rufus, lasciano all’improvviso spazio a sfondi bianchissimi e abbaglianti, dove campeggiano fiori e uccelli variopinti. La sensazione che Rufus prova, come il lettore, è di uscire da un’oscura galleria a un pieno sole di ferragosto; un cambiamento visivo veramente scioccante. L’analogia con I tre briganti si riscontra nelle tavole dense di colore (scuro o chiaro che sia) e nei personaggi dall’aria buffa e inconfondibile, che ammiccano con complicità allo spettatore. Se Rufus ci incanta con le sue ali spiegate che mai ci lasciano soli e con i suoi sguardi curiosi e vivaci, lo stesso si può dire di quella macchietta del Dottor Tarturo, tutto baffi e occhiali. Ma l’impronta di Ungerer va oltre il gioco e l’ironia e prosegue con la predilezione in entrambi gli albi di un alternarsi manicheistico tra due principi assoluti e apparentemente inconciliabili: là si trattava del bene e del male, qui (più soft) del buio e della luce. Ma è proprio vero che i due principi sono così diversi? Questo è l’insegnamento dell’autore: bambini, non fermatevi ai due estremi, in mezzo vi è un’infinita gamma di sfumature, tutte da scoprire e sperimentare! Siamo di fronte a un’opera leggera e divertente, lontana da qualsiasi banalità.


 

 

 

 
 
 
 
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