Sei corvi

Sei corvi

La vita ai piedi delle colline Balabadur potrebbe essere perfetta: la terra è fertile e il raccolto sembra promettente, visto che le piogge non sono state né scarse né troppo violente. Eppure, sei nerissimi corvi chiassosi hanno fatto il loro nido su un albero. Sembrano avere l’unico scopo di rovinare la serenità del contadino, mangiando a tradimento il suo grano prima ancora che sia maturo. Uscire a scacciarli non è sufficiente: bisogna intervenire in maniera più decisa. Uno spaventapasseri sembra essere la soluzione, ma i corvi non si perdono d’animo e rispondono costruendo qualcosa di ancora più spaventoso. E così via, di risposta in risposta, di spauracchio in spauracchio, finché la battaglia non diventa più importante del grano stesso, che rischia di appassire. Servirebbe l’intervento di qualcuno di più saggio che, con imparzialità e buonsenso, convinca corvi e contadino a sistemare in qualche modo le cose. 

Sfogliare gli albi di Leo Lionni è fare un viaggio nel mondo della fantasia dei bambini, in cui un pezzo di carta nera e un po’ strappata ai bordi diventa facilmente un corvo se le si aggiunge un occhio; dalle molte sfumature di verde di una carta colorata a mano si potranno ricavare tantissime foglie, e dalle foglie un enorme aquilone-corvo. La semplicità e riproducibilità delle tecniche e dei materiali non sono però povertà di realizzazione: la composizione è sempre studiata; le diverse tessiture e sfumature dei colori un’occasione per allenare l’occhio. Lionni, in questo, non delude mai. Venendo al racconto, per la prima volta pubblicato in Italia come libro autonomo, è semplice ma efficace. La controversia è impostata come un botta e risposta che sembra non lasciare spazio a soluzioni creative, ma solo ad una crescita di scala: se tu mi spaventi io ti spavento di più. Quando le cose non possono che prendere una cattiva piega, ecco la civetta, un personaggio al di sopra delle parti che si fa interprete di una risoluzione pacifica del conflitto, suggerendo ed esaltando il potere di mediazione di uno strumento potente eppure a portata di mano come le parole. Poco importa se ci sono bambini non hanno mai visto i corvi mangiare il grano in un campo e possono trovare un po’ esotico il personaggio col turbante che è il contadino: cosa significhi litigare per un nonnulla e fare fatica a uscirne lo sanno bene. Il libro ha tutto quello che serve per riconfermare il suo posto in una biblioteca di classici: immagini stimolanti, una storia semplice che si allarga all’universale, un legame con l’esperienza diretta e una buona idea per crescere un po’.



 

 

 
 
 
 

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