Senza tv

Senza tv
Guillaume è un ragazzino alle soglie dell'adolescenza, che vive a Bordeaux in un quartiere operaio e non ha mai conosciuto il padre. Ma non è questo, che già  basterebbe a delineare un quadro non proprio idilliaco, a preoccuparlo. Ciò che lo affligge è il fatto che tutti ma veramente tutti i suoi compagni di scuola hanno qualcosa che lui non ha mai avuto: la televisione. Ed allora Guillaume urla e strepita finché la madre, donna saggia e sicuramente intelligente nonché cinefila, non prende una decisione che cambierà la vita al figlio: lo porta al cinema. In questo modo, un universo meraviglioso e sconosciuto si spalanca davanti agli occhi del ragazzo che, da quel momento in poi, vivrà ogni evento della sua esistenza alla luce dei famigerati fotogrammi. Ecco che quindi farà la conoscenza del mondo fatato di Charlot e di un suo simile nella vita reale; di un attore americano con le cui sembianze immaginerà il padre ignoto; di un extraterrestre che, nella sua fervida immaginazione, è schierato politicamente. Il mondo del giovane Guillaume si legherà indissolubilmente a quello cinematografico. Lo zio sindacalista e le prime manifestazioni si confonderanno con le immagini di “Tempi moderni” di Charlie Chaplin. La coscienza del proprio corpo ed il primo amore, andranno pari passo con la scoperta di “Duello al sole” e di “Nightmare”. La ribellione e la voglia di sovvertire il destino, saranno lo sfondo ideale per le battute del protagonista di “Scarface”...
Risulta encomiabile il tentativo di avvicinare al cinema e di renderlo affascinante attraverso l'interazione tra finzione cinematografica e vita vissuta, facendolo conoscere ad un pubblico di lettori adolescenti, purtroppo assuefatti a ben altri mezzi di comunicazione. Così come la poeticità di alcune immagini e la spontaneità di alcune espressioni che, seppure contestualizzate, non risultano mai desuete ed  inappropriate, sebbene in alcuni casi verbalmente forti. Nonostante ciò, non tutti i pur interessantissimi spunti sono approfonditi ed alcuni personaggi e situazioni, che avrebbero potuto lasciare una traccia ben più delineata, risultano superficialmente tratteggiati. Inoltre, un aspetto rilevantissimo per un romanzo che vuole essere di formazione, il finale, risulta monco e sospeso su un non ben definito guado esistenziale. Mancanza questa riscattata però, almeno in parte, da una ricchissima sezione  con le schede descrittive di alcuni capolavori del cinema internazionale d'ogni tempo.

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