Serafina e il mantello nero

Serafina e il mantello nero
Asheville, North Carolina, XIX secolo. È notte, alla dimora di Biltmore. Serafina, lunghi variopinti capelli e grandi occhi ambrati, cacciatrice, curiosa lettrice, è uno dei suoi più insoliti piccoli abitanti; nessuno ai piani alti l’ha mai vista; vi si trova in segreto. Lì, durante le ore diurne – quando il suo papà lavora per il corretto funzionamento di dinamo, macchine e ingranaggi, quando per giornate intere domestici e artigiani, valletti e cameriere sfaccendano, quando dame e gentiluomini affollano le stanze del castello – ai piani bassi Sera sonnecchia, e sfugge agli sguardi. “I Vanderbilt sono brava gente, Sera, le aveva detto suo padre, ma non sono come noi. Tieniti alla larga se ti capita di incrociarli. Non farti mai vedere troppo. E non dire mai il tuo nome, né chi sei, in nessun caso”. Nelle tenebre, però, tendendo l’orecchio, muovendosi con passo felpato, Sera è sveglia e libera. Se il seminterrato dei Vanderbilt è propriamente il suo regno, cosa ci fa nel bel mezzo di quella notte una bambina vestita di giallo rincorsa da un uomo con un mantello nero?

Che il castello di Biltmore sia per Robert Beatty il fondamento, il luogo esatto e il principio concreto della storia fantasy di Serafina, non vi è dubbio. Tutta la favolosa realtà di Asheville non poteva essere esposta con più spirito da chi abita con moglie e tre figlie tra i Monti Blue Ridge della North Carolina. Anche per i lettori la dimora sotterranea di Sera si rivela una magione più pittoresca ancora della stessa Biltmore House: una moltitudine di locali, corridoi e ripostigli socchiusi; un seminterrato con tutta l’oscurità dei segreti ma anche con tutto l’amore di un papà; un susseguirsi di ambienti e personaggi segnati dall’occulto potere di un mantello nero. La suspense del caso fa lungamente pensare alle ombre del gotico ma non distoglie dalla sorpresa di un’evoluzione formativa della storia. Prima che ciò che è vero arrivi fino a noi, l’autore sviluppa tutto l’imprevisto. Questo è il pericolo della foresta, non la sua paura, e Sera se ne serve a sostegno della sua generosa ricerca; “Non entrare mai nella foresta, le aveva ripetuto più e più volte. Là dentro ci sono forze oscure che nessuno conosce, cose contro natura che possono farti male, maledettamente male”. Quei moniti, e in genere le parole del papà, sono suscettibili di più varie congetture, e per recare soccorso alla bambina scomparsa si realizza un complesso e avventuroso mondo di affetti. Concludiamo: “Ci sono molti misteri nel mondo, alcuni luminosi, altri bui”. L'importante è comprendere con Sera che la coscienza di ambedue sia una chiave per esplorare meglio passato e presente… e poi? Poi, leggeremo il seguito, desiderosi di tornare nella foresta.



 

 

 

 
 
 
 

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