Skellig

Skellig
Michael si è appena trasferito. Ha lasciato la sua bella casa, i suoi amici e le sue partite pomeridiane per andare a vivere in Falconer Road, in un posto che più che una casa sembra un cantiere aperto. Tutto è da rifare, dipingere e strofinare. I suoi genitori promettono grandi cose, un bel giardino, la vasca per i pesci… Ma i lavori devono attendere. La sorellina ha un problema al cuore: è fragile, piccola. È appena venuta al mondo, ma forse non ha ancora dimenticato il paradiso. Michael ha paura, i medici dicono che forse non guarirà. Si mette una mano sul cuore per sentire i battiti della piccola. In una di queste tristi giornate, decide di avventurarsi nel nuovo garage. È un’immensa catapecchia buia e pericolante e il papà gli ha proibito di entrare. Ma la tentazione è più forte. Tra ragnatele, animali striscianti e mobili vecchi, trova un uomo: «Era disteso al buio dietro le casse, nella polvere e nella sporcizia. Era come se fosse lì da sempre. Era lurido, pallido e secco e credevo fosse morto. Mi sbagliavo di grosso». Il suo nome è Skellig. Ma chi è Skellig, cos’è? Non si muove, mangia insetti e si rifiuta di comunicare. Con l’aiuto di Mina, la ragazzina intelligente e anticonformista che abita nella casa a fianco, lo trasporta in una vecchia soffitta popolata da gufi e si prende cura di lui. Con il cibo cinese, le aspirine e la birra scura, Skellig torna a vivere. Guarisce dall’artrite e le sue ali si aprono. Gli occhi scuri di Mina vedono in lui l’essere straordinario, e Michael impara a guardare il mondo con occhi nuovi. Non importa chi sia Skellig: mezzo uomo, mezzo angelo o mezzo uccello, chi lo sa… Quello che conta è che tutti e tre volteggiano felici nella luce argentea della luna, sospesi tra sogno e realtà. Michael ora sa che tutto può accadere e il futuro si accende di speranza...
Skellig è l’affascinante capolavoro di David Almond che, con questa storia così semplice ma terribilmente complicata, si è aggiudicato numerosi premi internazionali, tra cui il Carnegie Medal e il Whitbread Children’s Award. Considerato uno dei più grandi scrittori inglesi contemporanei, Almond incanta il lettore con atmosfere surreali e con personaggi misteriosi e inquietanti. Siamo lontanissimi dal mondo magico e concreto della sua connazionale Rowling: qui la magia è la fragilità di una neonata, il pigolio dei merli, l’efferatezza dei gufi. L’incanto è nella realtà, basta saperla guardare con occhi diversi. Dietro a un essere brutto e raccapricciante si può nascondere una creatura straordinaria (non trovate qualche somiglianza con Edward dalle lunghe mani di forbice, l’abito scuro e il viso scavato? Non certo un adone, ma così sensibile…). In un’atmosfera delicata e dai contorni sfumati, l’autore ci regala una storia intensa e originale, in cui il non detto e il misterioso la fanno da padroni. Non troviamo quell’ossessione tipica di tanti scrittori, specialmente per bambini, di spiegare tutto: così come nella vita non si hanno sempre risposte certe (anzi, quasi mai), così il lettore e il protagonista sono obbligati ad accettare la realtà per come è, con i suoi pregi e i suoi difetti. È un racconto che parla della natura e dell’amore, del sottile confine tra la vita e la morte, nel solco tracciato dal grande William Blake. Pubblicato circa dieci anni fa da Mondadori, è stato riproposto dalla Salani con una veste editoriale che si adatta perfettamente al testo. Basta gettare una sola occhiata alla copertina di Fabian Negrin per essere attratti dalle pagine del libro. Un romanzo per bambini, ma soprattutto per adulti: per i grandi che non sono più capaci di guardare il mondo con occhi spensierati, per chi ha dimenticato che le scapole non sono che il ricordo delle nostre ali.

 

 

 

 
 
 
 
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