Smettila di fare la scimmia!

Smettila di fare la scimmia!
La piccola scimmietta è una vera peste: quando Mamma-scimmia cerca di vestirlo lui non sta fermo un attimo, quando Papà-scimmia guarda il telegiornale lui non smette un secondo di giocare e di fare baccano, quando esce all'aria aperta non fa altro che arrampicarsi dappertutto, ogni volta che si siede a tavola la sua mamma e il suo papà devono ricordargli di stare composto. Finché un giorno, a causa di una delle solite marachelle delle scimmietta, Papà-scimmia si rompe una gamba. Adesso sembra proprio che la piccola scimmia dovrà smettere veramente «di fare la scimmia» se non vuole finire in una prigione chiamata zoo...
A tutti è capitato, almeno una volta, da piccoli, di sentirsi dire dalla propria mamma o dal proprio papà di non fare il bambino. O chi, da piccolo, non è mai stato attratto almeno una volta dal circo? E chi almeno una volta non ha pensato o immaginato di scappare di casa? È quello che decide di fare, dopo una lunga serie di marachelle, la piccola scimmietta. Proprio da queste situazioni così comuni nel mondo dell'infanzia si sviluppa la storia di Mario Ramos, autore di testi e illustrazioni per bambini tra i più apprezzati in Europa, nato a Bruxelles nel 1958.  I testi, lineari e semplici da capire, ripetitivi quasi come una filastrocca, raccontano la parabola della piccola scimmia che cerca di riscattarsi dalla nomea di scimmia pasticciona ma che, forse, rischia di essere confusionaria e caotica a causa dei tantissimi fatti che l'autore condensa in poche pagine. Tra questi  qualcuno potrebbe far storcere il naso per il punto di vista adottato: un dottore cattivo, una triste prigione, tante morti in agguato, un circo non troppo entusiasmante. Le divertenti illustrazioni riempite con colori decisi e un singolare effetto pennarello possono piacere o meno (ai grandi), ma  identificano infallibilmente il tratto di Ramos che esercita quasi sempre un grande fascino sul pubblico dei piccoli lettori. Dello stesso autore andatevi a cercare anche “A letto, piccolo mostro!”, ne vale la pena.

 

 

 

 
 
 
 
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