Sono troppo un genio del male

Sono troppo un genio del male
Oliver Watson è un ciccione di dodici anni, probabilmente il più lardoso della scuola media Gale Sayers di Omaha: novanta chili di grasso piazzati in un metro e sessantacinque. Ha una faccia da rimbambito, dei risultati scolastici mediocri, una popolarità pari allo zero, una madre mezza imbecille ed un padre così occupato con il lavoro che di lui nemmeno si accorge. Di Fahrenheit 451, il romanzo preferito del professor Moorhead, Oliver ama soltanto la parte in cui bruciano i libri. Sì, è proprio un idiota. Eppure Alan Pitt e gli altri bulli della scuola preferiscono stargli alla larga, andando a far ciucciare calzini sporchi dopo l'ora di ginnastica a sfigati come Randy Sparks, il ragazzo più patetico della scuola. Come mai? Perché il pingue e ottuso Ollie è in realtà la più potente forza del male mai creata. A quei prepotenti che gli si avvicinano per prenderlo in giro entro pochi secondi verrà solo voglia di schiacciare un sonnellino e, dopo un intenso attacco di flatulenza, avranno circa tre mesi di ritardo sull'inizio della pubertà. È l'effetto del Lazopril, una sostanza chimica che Watson ha creato con il suo primo Piccolo Chimico. In prima elementare. E Bradbury l'ha letto a soli due anni, ma non lo dice a nessuno. È tutta una copertura: dietro l'impero finanziario del terzo uomo più ricco della Terra, Lionel Sheldrake, non c'è altri che un  dodicenne che finge, peraltro benissimo, di essere stupido. Riuscirà Oliver a conquistare l'unica cosa che gli manca? Forse, candidandosi a rappresentante d'istituto, potrebbe farcela...
Provate ad immaginare una stravagante fusione tra Bart Simpson e Gordon Gekko, l'avido broker protagonista di “Wall Street”. Ecco, quel che viene fuori è, più o meno, Oliver Watson, personaggio creato da Josh Lieb che con “I Simpson” ha una certa confidenza, visto che ne è il produttore. Oliver, anziché regalare il suo quoziente d'intelligenza alle forze del bene, ha scelto il male, o meglio, ha scelto di fare solo quel che gli va. Dopo aver guadagnato così tanti soldi da farci morire tutti d'invidia, con semplici (per lui) movimenti finanziari, se la spassa tra le mura scolastiche: nei bagni ha costruito una stanza segreta piena di caramelle e altre golosità, sulle sigarette fumate da suo prof fa scrivere “cambia dieta” o “comprati un deodorante” e ha inventato l'Elettrolizzatore, così può far prendere una specie di scossa a chi gli sta antipatico. Divorando un capitolo dopo l'altro (“Malvagi non si nasce, si diventa”; “Che cosa avete da guardare, facce di culo?”; “Mi parerò davanti a voi come un terrificante colosso e vi calpesterò se cercherete di guardarmi su per i calzoncini”) Lieb ci conduce con facilità e divertimento alla fine del romanzo. Solo allora potremo scoprire se in questa insolita mistura prevale più la personalità di Bart o quella di Gordon.

 

 

 
 
 
 
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