S.O.S. Tartarughe

S.O.S. Tartarughe
Marco e Valentina sono due cuginetti, di undici e dieci anni. Vivono a Venezia nello stesso palazzo e frequentano la stessa scuola. È l’ultimo giorno di scuola e tra ragazzini non si parla d’altro che di vacanze. Marco vorrebbe andare in colonia con gli amici, ma i genitori hanno deciso per lui che partirà alla volta della Sicilia con Valentina. Entrambi saranno ospiti dei nonni e potranno approfittare a lungo dell’aria pura e del mare azzurro della piccola isola delle Pelagie nella quale i due anziani vivono. I nonni sono simpatici e disponibili e coinvolgono amabilmente i nipotini nella vita e nelle occupazioni estive del luogo, l’arcipelago più meridionale d’Italia, circondato da un mare limpido dall’habitat protetto: tartarughe, delfini, pesci di grande e piccola taglia, stelle di mare ne costituiscono il tesoro prezioso. Valentina ne è entusiasta e anche per Marco sarà facile ambientarsi e divenire amico del mare, delle barche, dei marinai. Durante una gita alla spiaggia dei conigli di Lampedusa i Marco e Valentina cugini notano qualcosa di strano: due personaggi, svelti e guardinghi, giungono di nascosto dal mare nell’area maggiormente protetta dell’oasi acquatica, proprio nell’imminenza della schiusa delle uova di tartaruga...
Il romanzo, di sicure potenzialità e di qualche promessa (il luogo, il tempo, la stagione, i personaggi, un fatto misterioso), si risolve in modo modesto e delude le aspettative. Un po' per la presenza di situazioni non fondamentali nello sviluppo della storia, inserite forse per non dichiarati scopi didattici (la barena della laguna veneta, i libri “indispensabili” da leggere in vacanza,  linguaggio tecnico del velista, ecc.), un po' per la presenza di “arditezze linguistiche" che rasentano la scorrettezza e denunciano, se non altro, una revisione approssimativa del testo (Il mare entrò nella stanza facendo sentire le sue cannonate; parteciparono alla corsa sui sacchi; l’emozione aveva coperto gran parte dei loro discorsi; le fece cadere i fogli sul pavimento che recuperò, piegò e nascose sotto il cuscino; i sacchi che cadevano sul fondale intorpidivano l’acqua).

 

 

 
 
 
 
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