Spazio aperto

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Lewis Delacroix è il figlio diciassettenne di Pierre e Luise. Quand’era piccolo, Lewis era fiero di suo padre e Pierre sapeva di rappresentare un modello per il figlio. Come quella volta in cui, all’età di otto anni, l'aveva portato nel suo ufficio. Aveva avuto una promozione in Violet Telekom, che già allora iniziava il suo processo di privatizzazione. E quale modo migliore di festeggiare se non quello di condividere la soddisfazione con il figlio? Pierre Delacroix lavorava in quest’azienda da appena laureato. Subito dopo l’assunzione era nato Lewis. Lui, Luise e il bambino avevano vissuto lunghi anni di tranquilla vita familiare. Ogni estate si concedevano tre settimane di vacanza sull’Atlantico, a Pornichet. Fu proprio durante una di quelle vacanze, l’estate dei suoi tredici anni, che Lewis si rese conto che il padre tanto idealizzato, la sua figura di riferimento, si stava sgonfiando. La sua richiesta di una maggiore presenza paterna in un certo senso venne esaudita: il padre tornava prima la sera e non andava più in ufficio durante i weekend. Di lì a poco, però, la famiglia fu costretta a traslocare: l'ingegner Delacroix era stato sostituito nel suo ruolo di responsabilità e dislocato in un ufficio minore, da condividere, per di più, con una collega. Il padre tanto stimato per il suo ruolo professionale veniva ora vessato dai superiori ed evitato dai colleghi e un bel giorno, dopo meno di un anno dal trasferimento, Lewis scoprì, sul tavolo della colazione, una scatola di antidepressivi. Da lì in poi tutto era andato degenerando sempre più: prima quello strano incidente in cui suo padre era uscito fuori strada, viaggiando a velocità moderata e senza che la vettura venisse urtata da nulla; poi quella convalescenza apatica a casa, i rientri dal lavoro sempre prima, quegli occhi da cane bastonato che lo esasperavano. Ora che il peggio è già accaduto, Lewis ha un piano, che comincia dal conoscere quella ragazzina, Julia, con cui ha cominciato a fare yoga, per poi intrufolarsi nella sua famiglia e stare finalmente fianco a fianco con suo padre. E poi? Lewis non ha ancora le idee chiare su cosa fare dopo...

Christophe Léon ha pubblicato più di quaranta romanzi per adolescenti negli ultimi dieci anni, ma solo quattro sono arrivati in Italia, editi da Camelozampa (La ballata di Jordan e Lucie e Granpa') e Sinnos, che ha pubblicato anche Reato di fuga, vincitore del Premio Andersen 2016 per il miglior libro oltre i quindici anni. Per Spazio aperto, Léon si è ispirato ai suicidi tristemente famosi di La Poste e Orange: ben cinquantotto tra i dipendenti dell’allora France Télécom, tra il 2008 e il 2010. Il colosso leader della telefonia francese, avendo bisogno di ridurre il personale, dopo la crisi attuò una strategia di sistematica destabilizzazione dei dipendenti, per spingerli ad accettare volontariamente il licenziamento. Leggere una storia di cronaca dal punto di vista di un adolescente è l’input da cui parte Léon, non solo in quest’ultimo romanzo per ragazzi, pieno, come gli altri, di quegli interrogativi esistenziali che forse l’autore avrà più volte sentito formulare da qualcuno dei suoi cinque figli. La storia della famiglia Delacroix si sviluppa in due sequenze temporali, alternate sistematicamente: in prima persona il ragazzo protagonista, Lewis, racconta il presente; in terza persona l’autore racconta l’accaduto. I fatti si intervallano fino a ricongiungersi in un finale che lascia aperta la speranza che il figlio possa non arrivare all’estremo, come il padre. È questa una precisa scelta poetica dell’autore che, in un’intervista alla rivista “Andersen”, promotrice del premio, sostiene di amare “mostrare il meno possibile, raccontando attraverso le azioni, affinché chi legge possa immaginare. E anche perché possa riflettere, senza ricevere risposte preconfezionate”.

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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