Stelle di cannella

Stelle di cannella
Fritz e David giocano a palle di neve, come ciascun bambino ha fatto almeno una volta durante quel rigido inverno. Vivono a Wilmersdorf, un quartiere piuttosto benestante della Berlino del 1932.  Due famiglie diverse, per ceto sociale e appartenenza religiosa, con in comune però l’amore per i gatti, tanto che i loro giocheranno e diverranno adulti insieme ai figli. Poi accade qualcosa che non c’entra nulla, e cioè che il partito nazista vince le elezioni affidando le chiavi del popolo a Hitler. E da quel momento si sciogono tutti i legami, perfino quelli tra i gatti le cui code non si intrecciano più a formare avvolgenti figure mitologiche. I ragazzi tentano di osservare “l’altro” con gli occhi nuovi, secondo i dettami del regime politico, governati dagli istinti più bassi,  tanto che Fritz rinnega David, in quanto ebreo, e arriva a compiere qualcosa di imperdonabile: uccidergli nientemeno che il gatto…
La Schneider ritiene i bambini super partes nel valutare l’amicizia, ma purtroppo, quando si tratta della guerra, il grano viene mietuto strappandolo alla terra, sia esso maturo oppure no. Anche in una zona della pacifica Berlino in cui le famiglie vivono allietandosi l’un l’altra, in cui le differenze sono soltanto peculiarità, l’ingiuriosa lotta bellica trasforma invece le persone. O forse le rende sincere, come solo il dolore acuto si permette di fare. Chi è un po' intollerante diventa fanatico, chi è ribelle sovversivo, il più timoroso un servo dello stato. Anche se nella quarta di copertina è riportata una ricetta per le “stelle di cannella” tradizionali, non viene la classica acquolina in bocca; ma restano vaporosi i pensieri, sopra lo zucchero e prima della cannella, e non si vogliono depositare. Helga Schneider racconta fiabe ai ragazzi, e poco importa chi è l’orco, chi è il drago, ciò che i fanciulli ricercano è sempre la via di fuga, l’incolumità che metta in salvo le loro anime.  Affinché un ragazzino legga di guerra e degli orrori credo che noiadulti per primi non ci si debba obliare pensando sempre e comunque positivo. Noi siamo la somma di ciò che è stato prima che fossimo, siamo il nostro passato e quindi deteniamo la responsabilità quasi totale di mostrarci forti, per vivere questo passaggio di pace,  con o senza zucchero, con o senza glassa all’aroma di cannella. Di sicuro però le stelle che noi ora possiamo osservare – tra cielo e biscotti – sono davvero segno di armistizio... e pace sia.

 

 

 

 
 
 
 
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