Storia corta di una goccia

Storia corta di una goccia
Swish/Swish/Swish... Una goccia di acqua potabile è l'esempio di una di quelle cose che di solito scompaiono senza che si abbia il tempo di vederle davvero. Non ce ne si accorge mentre sta in gruppo, per dire, nel lavandino. Né la si nota compiendo azioni consuete come lavarsi i denti. Tanto meno si ha la più pallida idea del misfatto che si sta per compiere con la bocca che sputa al primo risciacquo: quello che per lei sarà l'inizio del viaggio verso la fine, verso un altro stato. Swish/Swish/Swish... volteggiando come una libellula di mare vedrà alberi tropicali, piante grasse, cascate di luce e mostri acquatici. Swish/Swish/Swish... viaggiando dal buio verso la luce approderà sul marciapiede, dove, sola soletta, non potrà che evaporare. Silenzio...
Che fine fanno quelle cose che scompaiono senza che si abbia il tempo di vederle? È la domanda che si pone l'autrice raccontandoci questa Storia corta di una goccia. La risposta - senza nessuna morale né insegnamento alcuno, ma intrisa di eleganza e raffinatezza nel segno delle illustrazioni che compongono questo albo cartonato - è secca ed ironica, a modo suo. Dopo tanti dettagli - aver danzato con le sue sorelle gemelle  sognando, nella sua discesa libera tra le tubature, strani e fantasiosi mondi - la goccia d'acqua finirà per cadere sul marciapiede, dove non potrà che asciugarsi. Leggendo si è testimoni oculari di questo evaporare e, fuori dalla cronaca dettagliata del viaggio, salta pure alla mente che l'acqua sia un bene molto prezioso che tendiamo a dare troppo per scontato. Che sia questo il senso profondo di questa storia corta? Il voler evocare quei processi che stanno portando alla privatizzazione dell'acqua, un bene che da comune diviene via via ricchezza per pochi? Forse sì, forse no. Nella sostanza è un albo pittoricamente degno - seppure forse da un punto di vista narrativo, troppo dettagliato nel suo raccontare un viaggio breve e apparentemente inutile. Ma nel disegnare racconti, nell'amalgamare pensieri e segno, Beatrice Alemagna ha saputo e saprà fare anche meglio. Non a caso è “per essere una delle voci più alte e significative dell’illustrazione europea. Per la ininterrotta volontà di ricerca, di sperimentazione e di confronto. Per il fascino ora discreto ora intenso delle sue magnifiche illustrazioni” che si è aggiudicata a pieno diritto il premio Andersen 2010 come miglior illustratrice. Pluripremiata e pluripubblicata, soprattutto in Francia dove i titoli escono con i più importanti editori (Seuil, Autrement et Gallimard), torna a lavorare anche nel suo Paese, il nostro Paese.

 

 

 

 
 
 
 
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