Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro

Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro
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Dodici anni: un’età in cui non si è troppo piccoli per stare a casa da sole, ma neanche abbastanza grandi per poter passare la notte a casa da sole. Per i suoi genitori Agata è decisamente ancora troppo piccola; ecco perché confidano nella sorella maggiore mentre loro devono assentarsi per qualche giorno per andare ad assistere un parente malato. Ma per Leila, la sorella maggiore, avere dodici anni significa potersela già cavare da sole, soprattutto se, invece di badare alla sorellina, in programma c’è un super fine settimana in montagna con il fidanzatino di turno. E così Agata si ritrova, all’insaputa dei genitori, a dover passare la settimana di ferragosto da sola mentre Leila è altrove, neanche troppo preoccupata per lei. Certo, Agata ha ricevuto ferree regole dalla sorella tra cui il divieto di uscire di casa perciò, dopo aver saccheggiato la dispensa, alla ragazza non rimane ulteriore alternativa che nutrirsi quasi esclusivamente di pizza recapitata direttamente a casa da un ragazzo peraltro niente male, anche se un po’ sulle sue. In realtà Gabo, il fattorino delle pizze, voglia di parlare ne avrebbe ma non con Agata, bensì con Leila, di cui è segretamente innamorato. Ma a forza di consegnare pizze, tra Gabo e Agata il ghiaccio si scioglie e tra loro nasce una bella amicizia; certo, Gabo vede in lei semplicemente una ragazzina sola da proteggere, mentre Agata prova per lui emozioni nuove, uno strano sfarfallio nello stomaco sicuramente non causato dalle troppe pizze. Se non fosse che Gabo proprio non ha tempo di fare il baby sitter, quello che sta architettando è un piano pericoloso e decisamente più grande di lui, ma Agata di stare a guardare in silenzio proprio non ci riesce…

Un diario a due voci, quella di Agata, con la voglia di parlare di sé, dei suoi libri e del rapporto con grandi; e poi quella di Gabo, diciottenne all’anagrafe ma già adulto nei pensieri, nelle letture e soprattutto nel prendersi a cuore questioni spinose come le corse clandestine dei cavalli. Due anime fragili Agata e Gabo, ognuna chiusa nella propria fortezza fatta di parole, frivolezze e letture difficili per la prima e di silenzi, responsabilità e necessità di agire quella dell’altro; sullo sfondo una calda Roma semideserta ma piena di segreti. La scrittrice premio Andersen Nadia Terranova racconta un tema spinoso come la zoomafia, con un linguaggio fresco ma ricco di pensieri, forte nella caratterizzazione dei personaggi e coraggioso nell’affrontare le difficoltà. Il mondo salvato dai ragazzi che, anche se hanno paura, vogliono provarci e come Gabo arrivano addirittura a smascherare un losco giro di corse gestito dalla mafia. Alla fine del racconto un’interessante approfondimento sulle zoomafie curato da Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia Lav.



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