Storia di una matita a scuola

Storia di una matita a scuola

Lapo, il trentenne amante del disegno sopra ogni cosa, dopo essersi trasformato misteriosamente e improvvisamente in matita, è ritornato uomo, con due mani, due piedi e una testa piena di capelli. La settimana vissuta da matita gli pare ora tutto un sogno e di nuovo si trova a dover far fronte alla realtà: non ha ancora trovato lavoro. Lo salva, in una mattina di nebbia e di freddo, una telefonata di Mirella, amica e mamma di Dario. Nella classe del bambino l’insegnante di arte manca da tempo e la preside ha deciso di chiamare un supplente. Quale occasione migliore per Lapo? Avrà finalmente un lavoro, maestro di arte in una scuola elementare, e potrà fare sempre ciò che gli piace. I suoi scolari di quarta sono soltanto otto, ma a Lapo non importa. Li incoraggia a disegnare liberamente e non solo sui fogli da disegno, ma anche all’aperto, sul selciato grigio del cortile. Questa inusuale metodologia di insegnamento suscita perplessità nella preside e nei colleghi, ma rende felici i bambini, che inseguono il volo di un pettirosso fuori dalla finestra dell’aula, sognano alberi verdi, fiori e piante nel cortile della scuola…

Questa nuova avventura di Lapo, maestro originale e talvolta maldestro, potrà appassionare i lettori che hanno apprezzato il primo volume di D’Ignazio, Storia di una matita, e costituire per gli altri una gradevole scoperta. Tanti sono i personaggi che si muovono intorno a Lapo e alla quarta B: l’amica Mirella dal naso a timbro, il portiere Franco, la signora Rosa con il suo cane Stella, la fioraia, l’onnipresente anche a distanza mamma del giovanotto, la maestra Emilia, il bidello, gli altri insegnanti, la preside. Non tutti hanno lo stesso modo di considerare la scuola e il ruolo dell’insegnante del nostro eroe, ma tutti assieme contribuiscono alla caratterizzazione di un simpatico quadro di vita quotidiana sospeso tra reale e surreale. Il giovane maestro scopre insieme ai pochi, piccoli scolari che gli sono affidati, la possibilità di sperimentare modi di insegnamento nuovi e originali, di constatare l’importanza dell’immaginazione, che aiuta a vedere il mondo con occhi diversi e creativi. Grazie a questo nuovo modo di guardare la realtà, può capitare che in un grigio cortile spuntino una fontanella, un piccolo teatro e un orto e, nel bel mezzo della palestra, si apra un mare ondoso e pieno di pesci.



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