Storia universale

Storia universale
“In principio la terra era tutta sbagliata, renderla più abitabile fu una bella faticata... Non c'era nulla di niente, zero via zero, e basta”. Non c'erano: ponti, sentieri, panchetti, letti, occhiali, scarpe, stivali, palloni, pentole, fuoco, maccheroni, neppure la pasta... “C'erano solo gli uomini con due braccia per lavorare, e agli errori più grossi si poté rimediare”. Ma nessuna paura, di errori da correggere nei primi anni Sessanta, epoca in cui Gianni Rodari incluse Storia universale nella celebre raccolta delle Favole al telefono (pubblicate nel 1962 per Einaudi), ce n'erano tanti; così come tante erano le cose da fare per correggerli ed oggi ne restano una tale quantità che, ad averne voglia, ci sarebbe davvero lavoro per tutti quanti. Allora c'era il Ragionier Bianchi, rappresentante farmaceutico di Varese, "condannato" per lavoro a girare l'Italia tutta la settimana, che ogni sera, alle nove in punto, raccontava una favola al telefono alla figlioletta insonne: storie così toccanti che le centraliniste erano costrette ad interrompere il lavoro per ascoltarle...
Storia universale è una favola così, raccontata al telefono, una di queste sere: un brevissimo racconto che, a guardarlo bene, ci mostra tutta la sua natura di poesia, o almeno di piccola filastrocca in versi rimati che narrano il quotidiano di oggetti familiari messi in situazioni stonate  (pensare agli occhiali quando era il principio del mondo suona assai strano!). Rodari lo ha da sempre saputo che nei bambini  l'amore per il racconto e per la lettura non è innato e deve essere coltivato, stimolando costantemente la loro curiosità e mantenendo la loro attenzione, anche creando attorno un contesto favorevole: incuriosendo il lettore adulto. Un compito arduo che Rodari ha spesso risolto con la capacità di raggiungere entrambi con temporaneamente: da una parte l'adulto, offrendogli un ponte con la realtà, fatto degli oggetti del suo quotidiano, per aiutarlo a salire a bordo; dall'altra i piccoli, ai quali ascoltando/leggendo deve sembrare che qualcuno finalmente si sia preso la briga di seguire le loro associazioni semplici e logiche (almeno tanto quanto surreali). Il quotidiano dunque con Rodari diventa il protagonista di questa riuscita operazione, ma è visto sotto la lente dell'ironia e dello straordinario, strumenti potenti per scalzare via maghi, streghe, orchi, matrigne e con loro molto del mondo della fiaba classica. Un'operazione audace per la storia della letteratura dell'infanzia che, tuttavia, fa di Rodari oggi un riferimento da cui non è possibile prescindere: un classico. Inutile dire che le composizioni e i collage di  Maurizio Santucci in arte Bombo che illustrano questa storia sembrano essere messe apposta per combinare in modo strambo gli oggetti (cactus che indossano molle per non pungersi, abeti che non trovano panchetti dove godere di un po' di ombra, ecc.) che popolano un mondo per lo più bidimensionale, fatto di forme più che di luci, ombre o colori, dove si parla ai più piccoli la loro lingua, quella di Rodari. Un bell'albo, un grande formato, per ricordare insieme un autore che ha saputo parlare ai bambini del loro mondo, rompendo le righe della tradizione favolistica, un albo che ci arriva a trent’anni dalla sua  morte, novanta dalla sua nascita e quaranta dal prestigioso premio internazionale Andersen.

 

 

 

 
 
 
 
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