Summerland

Ethan Feld odia il baseball, ma gioca in una squadra di baseball, i Roosters di Clam Island, l’isola delle vongole. E gioca malissimo, rimediando una figuraccia dopo l’altra. “Che razza di gioco è? In nessun altro sport fanno così. In nessun altro sport scrivono gli errori su quell’odioso tabellone perché tutti li leggano”. La squadra ha perso tutte e sette le partite finora giocate in campionato. Ethan vorrebbe smettere, ma il padre – progettista di dirigibili e fresco vedovo – non ne vuole sentir parlare: e nemmeno Jennifer T. Rideout, la prima base dei Roosters, ne vuole sentir parlare. Ogni volta che lui dice di voler uscire dalla squadra, la ragazzina fa scoppiare una bolla di chewing gum e dice perentoria: “Non credo proprio”. Ed Ethan all’opinione di Jennifer tiene moltissimo. Clam Island non è famosa solo per le vongole, ma anche perché piove sempre. Ma i suoi abitanti sanno che non è proprio così. Nella punta più occidentale dell’isola, d’estate non piove mai: un particolarissimo microclima garantisce che in quel miglio quadrato giugno, luglio e agosto siano perfettamente asciutti e soleggiati. Gli isolani lo chiamano Summerland per questo, quel luogo. E per questo ci trascorrono gran parte delle loro vacanze, ci fanno i picnic, i barbecue e i matrimoni: ma soprattutto ci giocano a baseball. È dal 1880 che a Clam Island si gioca a baseball. Una volta ci giocavano tutti, uomini e donne, e sull’isola c’erano una decina di leghe diverse. Oggi la Mustang League, il campionato dei ragazzini, conta solo quattro squadre: una sono i Roosters, appunto. Che oggi devono giocare contro gli Shopway Angels. Ethan e suo padre stanno andando a prendere Jennifer in automobile e mentre il ragazzo fa i soliti capricci per poco non investono uno strano animaletto: una specie di incrocio fra una volpe e un lemure. Ethan si convince che sia un galagone africano…

Il goffo e sensibile Ethan Feld, schiappa solenne a baseball, viene scelto come suo campione contro un’entità oscura e minacciosa da un popolo di gnomi che vive in una delle tante realtà parallele alla nostra e vive il baseball come una religione. Un equivoco? Uno scambio di persona? O l’inizio di un percorso iniziatico, di un’avventura che trasformerà il ragazzino in un uomo e gli insegnerà a costruire la sua grandezza proprio a partire dalle sue fragilità? Le radici di questa favola raffinata che ha il sapore di un classico di Spielberg affondano nell’infanzia dell’autore. Michel Chabon – è lui stesso a rivelarlo nella sua lunga introduzione – da ragazzino infatti agli gnomi e ai folletti ci credeva sul serio. Questa convinzione era per lui “una sorta di disciplina, l’abitudine rigorosa di guardare e ascoltare il mondo (…) per coglierne le infinite sfumature”. Nell’autunno del 2000, più o meno nel periodo della pubblicazione dello stupendo Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay, Chabon decise di scrivere un romanzo ambientato in un “regno fatato americano” e di farci entrare il baseball. Perché proprio il baseball? “Dopo essere diventato padre e aver cominciato a leggere libri ad alta voce ai miei figli nella speranza di farne dei lettori, mi ero messo alla ricerca di un bel romanzo sul baseball nell’analoga speranza di farli diventare dei tifosi di questo sport”. Ma nonostante esistano molti bei romanzi per adulti sul baseball, da DeLillo in giù, non ce ne sono di decenti (o almeno passabili) per ragazzi. E quindi Chabon ha pensato di colmare questo gap. Con una storia di folletti. Che giocano a baseball. Già. E la cosa più incredibile è che è una bellissima storia.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER