Tartattà in prima media

Tartattà in prima media
Tartattà, al secolo Basilio Tamburo, quest’anno entra in prima media. Tutto ciò che lo attende sarà diverso da quello a cui era abituato alla scuola elementare e, soprattutto, i nuovi compagni e i nuovi insegnanti scopriranno qualcosa che prima tutti sapevano e che non costituiva più un problema per nessuno: scopriranno che Tartattà balbetta. Così, il primo giorno di scuola, per non dover rispondere alle domande dei professori e soprattutto per non essere preso in giro dai compagni, il ragazzino, per bocca del suo amico del cuore, dichiara di essere malato di laringite e, per questo, di non avere nemmeno un filo di voce. Non potrà rispondere alle domande e nemmeno leggere. Timido, riservato, un po' pauroso, Tartattà vorrebbe trascorrere la giornata in disparte, rendendosi quasi invisibile. Ma una serie di fattori congiurano contro di lui: a scuola ci sono lavori di ristrutturazione, gli operai fanno un gran baccano e le aule non sono aule, bensì grandi container al centro del cortile. La professoressa di francese, che non sopporta più i disagi creati da tre anni di lavori mai finiti, decide che la lezione si svolgerà nel parco, su un bel prato. Lì assegna agli alunni un breve tema sul più bel ricordo delle vacanze appena trascorse e conclude dicendo che, poi, al termine del lavoro di scrittura, chi vorrà potrà leggere il suo componimento. Nessuno si propone per la lettura del proprio tema ai compagni, mentre Tartattà comincia a contorcersi “in modo strano come se fosse seduto su un mucchio di chiodi”. Che cosa gli sta succedendo?
La storia, molto breve e raccontata in modo piano, si presta ad essere letta anche da bambini più piccoli dei coetanei del protagonista (come d'altronde anche il primo episodio della serie di Tartattà). Il tema, infatti, è come sdrammatizzare l’ansia generata da qualsiasi evento nuovo che i bambini devono affrontare, che si tratti dell’ingresso in una nuova classe scolastica, del primo giorno in un gruppo sportivo o di nuovi compagni nel parco giochi del quartiere. Ansia, eccitazione, aspettative premiate o deluse, scoperte, timidezze, nuove persone da conoscere, trovano posto con leggerezza ed empatia nelle pagine del libro. Insomma, lo spunto è quello della balbuzie, ma Béatrice Fontanel  costruisce uan storia dal respiro sicuramente più ampio. Le illustrazioni di Marc Boutavant, divertenti, dal tratto semplice e dai colori decisi, accompagnano perfettamente il testo, donandogli freschezza e serenità.

 

 

 

 
 
 
 
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