Terra Nera

Terra Nera
È inverno a San Pietroburgo, un gelido inverno del 1887 che impantana le strade di neve mezza sciolta. La sera del 16 gennaio, ad appena diciannove anni, Stepan Ciakarov debutta al Teatro Mariinskij con il suo balletto Il Gatto con gli stivali. Per il giovane compositore, figlio adottivo della baronessa Danilova, è un trionfo. Lo zar Alessandro III e lo zarevič Nicola si congratulano personalmente con lui. Ad applaudirlo c’è anche la sedicenne Natalia Danilova, alla quale è legato da un affetto sempre più profondo. Davanti a Stepan sembra aprirsi la via della gloria. Invece, il fratello e il cognato di Natalia stanno ordendo un piano per portargli via tutto ciò che possiede. Non solo la tenuta di Terra Nera che gli è stata donata dalla baronessa, ma anche la fama e persino la possibilità di rimanere in patria. Il pretesto per rovinarlo è stato facile da trovare. Stepan frequenta un gruppo di studenti di idee liberali e la cosa non torna a suo favore in una Russia dove le bombe dei rivoluzionari hanno assassinato il precedente sovrano. L’Ochrana, la polizia segreta dello zar, lo sta tenendo d’occhio. Da lì ad accusarlo di far parte di un’organizzazione sovversiva il passo è breve e Stepan deve lasciare il paese in gran fretta insieme al fedele servo Liosha. La notizia che il musicista è caduto in disgrazia presso la corte russa si sparge in fretta nel resto d’Europa. A Parigi i calori dell’accoglienza che gli era stata promessa dall’agente Berthelot si sono già raffreddati e questo è solo l’inizio delle sue sventure. Ma se non può più avere la celebrità e l’amore che sognava, Stepan può far pagare a caro prezzo i torti che ha subito...
In Terra Nera si alternano le pagine del diario di Stepan a quelle del diario di Natalia: un canto e controcanto ben orchestrato che coinvolge da subito in questa vicenda di orfani strappati al grigiore dell’orfanotrofio da nobildonne munifiche, di fanciulle coraggiose e devote (ma per quanto?), di morti sospette, di rivalità e rancori, di doloroso esilio, di contrabbandieri e banditi, e di tutto l’affascinante armamentario emozional-avventuroso del buon vecchio feuilleton d’una volta (anche se si sente soffiare qua e là l’aria dei tempi nuovi, che di lì a trent’anni porterà alla bufera della Rivoluzione d’ottobre). Già la copertina del romanzo, che ritrae Stepan sullo sfondo di un paesaggio lunare nel genere di David Friedrich, preannunia la storia di un eroe romanticamente maledetto. Uno di quei bei tenebrosi perseguitati dalla sorte, sguardo fosco e capello ribelle, che non puoi fare a meno di prendere a cuore quando li vedi avanzare a pugni chiusi contro il mondo. Nel creare il suo perseguitato protagonista Michel Honaker, noto scrittore francese tradotto in 12 lingue (cinese compreso), rende omaggio alla grande letteratura e al romanzo d’appendice. Le peripezie di Sterpan Ciakarov hanno parecchio in comune con quelle di Edmond Dantès, alias conte di Montecristo: entrambi colpiti nella fortuna e nei sentimenti per l’invidia che hanno scatenato con il proprio successo, entrambi determinati a non concedere sconti a chi ha rovinato la loro vita. A rincarare i richiami alla vengeance, a lungo assaporata prima di poter essere messa in pratica, c’è l’opera che Stepan sta componendo, l’Amleto, altro tormentatissimo campione di rivalse vagheggiate fino allo sfinimento. “Hanno cacciato via una giovane volpe spaventata. Si ritroveranno davanti un lupo”, promette Stepan. Solo nel sequel di Terra Nera sapremo come farà giustizia dei suoi nemici. Il finale ci lascia in sospeso, ma un po’ d’attesa non guasta: la vendetta è un piatto che si gusta freddo.

 

 

 
 
 
 
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