Terremoto

Terremoto
Se avete tredici anni ed un giorno venite a sapere per caso di essere stati adottati e vi chiedete perché i vostri genitori vi abbiano tenuto all’oscuro delle circostanze della vostra nascita e poi proprio quella notte il terremoto si scatena sulla vostra città, rade al suolo molte case tra le quali la vostra e voi scappate a fatica dalle macerie in stato di choc, riuscirete a ricostruire la vostra vita così profondamente scossa, rovesciata, triturata fin dalle fondamenta? E quanto tempo ci vorrà? Il compito è arduo, forse impossibile. È la tragedia di Marina, una ragazzina che si trova all’improvviso senza riferimenti sul sé (Chi sono? Da dove vengo?), senza casa, senza i genitori adottivi sepolti dalle macerie prima, degenti in ospedale poi. E invece Marina, dopo aver vagato atterrita il più lontano possibile dal centro della città devastata, dopo avere trascorso una notte di freddo e di paura, pare presto, troppo presto, acquietarsi: incontra una coppia di nomadi, originali ed ospitali, accetta il loro invito, vive e viaggia con loro dentro una roulotte, conosce un giornalista che sta facendo un’inchiesta sulle famiglie adottive e gli chiede aiuto affinché la sostenga nella ricerca della sua madre naturale…
Insomma, Marina ha reazioni psicologicamente poco verosimili: troppo presto tacciono in lei le angosce provocate dai due terremoti, quello geologico e quello psicologico, che, nel corso di poche ore, hanno rivoluzionato radicalmente la sua esistenza. Se ne rende conto, certo, ma con tiepidezza, quasi con distacco e il lettore è indotto a pensare che su di lei incida più la noia dei pomeriggi solitari trascorsi dentro l’angusta roulotte che il trauma degli eventi vissuti o, meglio, subiti. Insomma, il libro vorrebbe indurre in chi legge la riflessione su avvenimenti di attualità, dal terremoto (immediatamente pensiamo a L’Aquila), all’abbandono e alla solitudine, all’emarginazione sociale (i nomadi, i rom), ma lo fa in modo artificioso, forzato, dunque poco convincente. Il dialogo spesso non appare spontaneo e le battute di spirito si risolvono sovente in luoghi comuni. Né nomadi né fanciulla terremotata difettano di cellulare e dell’onnipresenza di questo oggetto viene più di una volta, se pur sorridendo, tessuto l’elogio. Non è possibile aggiungere altri esempi, per non svelare né far intuire il finale - chi volesse leggere il romanzo non ce lo perdonerebbe - e tuttavia è costante l’impressione di una forzatura, di un artificio, nel testo, nella caratterizzazione dei personaggi, fin nel finale, più “facile” ed affrettato che inverosimile. E non si può confondere, come hanno fatto alcuni recensori, “facilità” e semplificazione con speranza e fiducia. Eppure l’autore è giornalista e scrittore noto ed inoltre è direttore de “Il pepeverde”, pregevole rivista di documentazione sulla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Eppure un elemento di pregio è nella copertina illustrata da Gianni De Conno, raffinato ed originale artista più volte premiato per le sue opere. Eppure l’editore è Bohem press, stimato ed interessante, di solito, per le sue proposte, particolarmente nel campo dell’albo illustrato. Chissà. Evidentemente un incidente di percorso può capitare a tutti.

 

 

 

 
 
 
 
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