Ticche Tocche

Ticche Tocche
Come ve lo immaginate il mago del tempo? Che aspetto potrà mai avere l'artefice dell'alternarsi delle stagioni, il capo supremo della puntualità della Natura? Se state pensando a un vecchio saggio con  una lunga barba bianca, allora siete fuori strada... Dietro cotanto appellativo si nasconde piuttosto un buffo omino con tuba “a cielo aperto”, un bel paio di pattini e il papillon. Un po' mago da fiera, un po' tenero Giacomo, Ticche Tocche vive in una casetta appollaiata su un trespolo e si occupa del Tempo. Il piccolo mago fa nevicare d'inverno, pianta i fiori in primavera, d'estate spazza i cielo con l'arcobaleno, in autunno “libera” le foglie gialle. E sempre nel posto giusto al momento giusto, grazie al suo spropositato orologio da taschino che funziona meglio di uno atomico. Una sera però il prezioso strumento perde le lancette e Ticche e Tocche, preso dal panico,  sparge a casaccio le stagioni sull'intero paese... Le lancette alla fine torneranno al loro posto sul quadrante dell'orologio ma il maghetto capirà che la natura può fare a meno di lui...
In Ticche Tocche ogni tavola occupa una pagina e mezzo. Il mezzo che resta se lo spartiscono il testo dell'albo e un piccolo riquadro basso che contiene un dettaglio significativo dell'illustrazione principale. Questo curioso spazio grafico è il teatro dell’ennesimo pezzo di bravura di Eric Battut, un maestro riconosciuto del colore, ormai “storico” autore bohem. I suoi libri  hanno sempre un fortissimo impatto cromatico (per averne un  saggio eloquente andatevi a cercare il bellissimo Rosso, Blu e Giallo, sempre per bohem) ma non si somigliano mai. Di inconfondibile ci sono l'intensità e la luce delle illustrazioni unite alla creatività inesauribile delle sue pennellate: abbacinanti rossi, arancioni incandescenti e profondissimi “petrolio”. Colori ribollenti in contrasto con la grazia e la misura del personaggio Ticche Tocche che dalla sua, al contrario, ha un'attenzione spasmodica per l'esattezza, un perfezionismo al limite dell'ossessione. È davvero convinto che la natura da sola non riesca a regolarsi, crede di poter rivaleggiare con le eleganti cicogne che solcano i cieli inseguendo le stagioni. Nella piega che prende la storia si intravede la metafora della presunzione “punita” degli esseri umani che si illudono di avere qualche tipo di controllo sull’ordine naturale. Non a caso, sarà proprio una cicogna (con le sue migrazioni simbolo vivente della regolarità della natura) a ritrovare le lancette perdute: un atto di riconoscenza prima della rivelazione finale che mette definitivamente in pensione il protagonista… Senza drammi però – ai bambini il messaggio arriva lo stesso, per fortuna. Il mago del tempo si ritira di buon grado. Del suo ex-lavoro gli resta il ticchettio dell’orologio mentre guarda “fluttuare le nuvole nel cielo” dalla finestra della sua casetta, con la tranquilla rassegnazione di chi si è tolto un bel peso...

 

 

 

 
 
 
 
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