Tom Trueheart nella Terra dei Miti e delle Leggende

Tom Trueheart nella Terra dei Miti e delle Leggende
Zitto zitto per non disturbare la famiglia ancora addormentata, in una mattina d’estate spuntata di fresco, Tom Trueheart, il più giovane rappresentante dell’ultima schiatta di eroi professionisti, apre la finestra della sua camera e si lascia scivolare giù dal tubo della grondaia. Sta partendo per una missione segreta: riportare a casa suo padre Big Jack l’Ammazzagiganti, tenuto prigioniero dal malvagio Ormestone. Ad accompagnarlo c’è Jollity, il corvo folletto, che si imbarca insieme a lui per la pericolosa Terra dei Miti e delle Leggende. Arrivato a destinazione Tom scopre che la pessima fama di quel luogo non è usurpata. Prima deve vedersela con un drago che difende a sputacchiate di fuoco il suo tesoro di oro finissimo. Poi è la volta di uno spaventoso ciclope deciso a incenerirlo con ciclopiche saette. Ma l’essere peggiore Tom deve combatterlo all’interno di un fetido labirinto. Lo chiamano Minotauro, è per metà umano e per metà taurino e pretende sacrifici di sangue con sadica regolarità. Ogni nove anni sei ragazzi e sei fanciulle devono andare da lui per farsi uccidere. Guarda caso, anche gli indomiti fratelli maggiori di Tom sono sei, e sei sono le principesse loro spose. Ormestone, che è riuscito a rapire le coppie felici mentre erano in luna di miele, non aspettava di meglio per liberarsi di tutti i Trueheart in un colpo solo e, messe da parte le buone maniere, li spedisce nei cunicoli del bestione. Solo il piccolo Tom può salvarli. Ma se sconfiggere il Minotauro è già un’impresa ai limiti del possibile, è ancora più difficile venire fuori dal dedalo dove è rinchiuso. Per fortuna ad aiutare Tom c’è una ragazzina piena di risorse, che gli suggerisce di annodare un capo di un gomitolo alla porta d’ingresso e di srotolarlo mentre cammina: per tornare indietro gli basterà seguire il filo. Avete già indovinato il nome di questa ingegnosa signorina? Ebbene sì, si chiama Arianna...
Dopo aver giocato a rimescolare le favole della tradizione, dalla Bella Addormentata a Raperonzolo, nel terzo romanzo della trilogia di Tom Trueheart Ian Beck pesca a piene mani nel fantastico per creare un mondo così straripante di invenzioni e citazioni da fare invidia persino all’isola di Peter Pan. Si comincia con i pirati (e con un’ammiccatina a L’isola del tesoro, quando Tom viene scambiato per un certo Jim Hawkins) per sconfinare nella mitologia greca con Talos, gigante di metallo dorato, e con il feroce figlio di Pasifae e del Toro di Creta. Per finire, quel tristo figuro di Ormestone, tanto perfido quanto avido, viene punito con il tocco di Mida, adeguato contrappasso per la sua cupidigia. Con un guizzo di humour Beck infila fra la sarabanda di personaggi anche un uomo con la faccia ricucita, opera di un certo dottor Frankfurter (o qualcosa di simile). La creatura si esprime a gesti in modo piuttosto approssimativo e Ormestone, che lo usa come informatore, cercando di capire per tentativi ed errori cosa caspita voglia dirgli cita una delle gag più divertenti di “Frankenstein Junior”. Giunto alla sua terza ed ultima avventura, si può dire che Tom abbia concluso con onore l’apprendistato di eroe. Non ha più paura di non essere coraggioso, come quando lo abbiamo conosciuto nel primo libro della serie. Di coraggio ne ha da vendere e lo ha dimostrato stendendo mostri a tutto spiano, armato della sua spada e soprattutto della sua astuzia, come un piccolo Davide alle prese con tanti Golia. E adesso che siamo alla fine della sua storia un po’ ci mancherà, ne siamo sicuri.


Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER