Topiopì

Topiopì

Sicilia, anni Trenta, estate. Un Camilleri ancora alle elementari trascorre come sempre le vacanze nella casa di campagna dei nonni, tra muli, cavalli, asinelli, galli e galline. Le giornate seguono i tempi della vita in fattoria: attaccato alla sottana della contadina Rosalia, la segue nei suoi percorsi per accudire gli animali di cui conosce ogni segreto. Un giorno però nel baglio c’è aria di novità: una nidiata di pulcini pigolanti se ne sta ammassata in una grossa cesta. Un po’ in disparte un pulcino più piccolo degli altri attira l’attenzione del bambino. I due cuccioli si piacciono da subito e quel primo incontro diventa l’inizio di una grande e solidissima amicizia. La nonna accetta di buon grado che il nuovo arrivato condivida la stanza con lui e presto bambino e pulcino dividono anche il letto. Di notte a nanna insieme, di giorno a zonzo per la campagna alla ricerca di nuove avventure. Un pomeriggio di uno di quei lunghi giorni d’estate accade però un episodio che sembra interrompere drammaticamente l’idillio. Piopì si avvicina troppo a un asinello in cortile e lo zoccolo gli trancia di netto una zampina. La disperazione si trasforma presto in speranza grazie al provvidenziale intervento dello zio Massimo che, mettendo a frutto il suo passato da orefice, costruisce una piccola protesi usando una cannuccia sottile e un pezzetto di stoffa. A parte una serie di interventi periodici per aggiustare la lunghezza della cannuccia sulla crescita del pulcino, tutto sembra tornare come prima, le passeggiate, i giochi, le scoperte, finché…

Dal celebre creatore del commissario Montalbano, un omone novantunenne che ne ha vista tante, parla con voce da tabagista incallito e ha alle spalle una carriera pluridecennale da autore teatrale, radiofonico e televisivo, non ci si aspetterebbe esattamente un talento da delicato narratore per l’infanzia. Eppure il Maestro Andrea Camilleri, dopo una felice prima esperienza che risale a un paio di anni fa (Magarìa, sempre in coppia con Giulia Orecchia), ha deciso di ripetere l’escursione nel territorio dei libri per bambini con una nuova favola illustrata, che questa volta (parola di Camilleri) racconta una storia realmente accaduta, un ricordo di infanzia che ha lasciato il segno. E dal racconto, oltre a una notevole capacità di “sintonizzare” lo stile sulla frequenza adatta a bambini tra i 3-4 e i 7 anni all’incirca, si percepisce un legame ancora molto forte con il lontano passato siciliano. Talento letterario, memoria e sentimento sono trasfusi in una tenera favola di campagna che descrive l’amicizia tra un bambino e un animale, senza retorica, con uno sguardo di dolce e tenera nostalgia. La favola ha felicemente incontrato la tecnica di Giulia Orecchia (e la sua passione per Camilleri). L'illustratric pluripremiata e attivissima nell’editoria per l’infanzia, dopo aver accumulato un’enciclopedia di immagini sulla vita rurale della Sicilia dell’epoca, fatta di ceramiche, piastrelle e arredamenti, realizzando decine di fondi da acquerello con la vegetazione tipica dell’isola, ha dato a vita a una serie di tavole indovinatissime che contribuiscono a ricreare una perfetta atmosfera contadina e sottolineano con levità i momenti più commoventi della storia. Poteva essere semplicemente un’operazione scaltra per spendere il nome di Camilleri anche al di fuori dei gialli ambientati nell’immaginaria Vigata che l’hanno reso famoso, invece Topiopì si rivela un riuscitissimo libro per bambini, con l’ispirazione e la cura che meritano sempre i piccoli lettori.

 

 


 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER