Un cane

Un cane
Una signora, in mezzo a tante altre, passeggia con un ombrello e un cane. Le persone si accorgeranno a poco a poco che la pioggia è arrivata, ma non è così per il cane. Il cane (che si chiama Chiver) sa già da prima quando pioverà: segue la prima e tutte le altre gocce, soddisfatto finché il ripetuto plin delle gocce non diventa vera pioggia, e lui deve decidere se bagnarsi la testa o la coda. Sotto le molte e diverse cupole che sono gli ombrelli della gente si può incontrare chiunque, finché, presto o tardi, anche la pioggia finirà...

Quando piove, la storia non è complicata: si passeggia, si incontrano persone, ci si bagna, smette di piovere. Magari qualcuno abbaia. Questo piccolo libro (nel formato e nel numero di pagine) non è una storia complicata, ma è un flusso di immagini che scorre, tracciato a penna su un fondo quadrettato, geometrico e ripetitivo come una cornicetta su un quaderno, misterioso e intellettuale come un quadro cubista, pieno di dettagli da scoprire come un libro illustrato che rispetti la sua vocazione. Ci si perde nelle mille gocce come dentro un mandala ed è difficile non cedere alla tentazione di disegnare tutto di nuovo, copiandolo, per sperimentare l'illusione che anche il disegno più affollato non sia niente più che un'organizzata regolarità di forme e distribuzione degli spazi. Pagina dopo pagina, cambia il punto di vista, spesso parziale, ma forse proprio per questo sempre ricco di particolari – e qualche citazione – da osservare. Anche il testo è un flusso continuo, con un buon ritmo e, ben distribuite qua e là, delle divertenti intuizioni: il nome dell'ombrello, il dilemma su cosa bagnarsi, il piccione dal passo meccanico... Ma inspiegabilmente, alla fine, un vago senso di insoddisfazione rimane: forse solo la delusione per un libro finito troppo in fretta.

 

 

 

 
 
 
 

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