Un cane per Mimma

Un cane per Mimma

La piccola Mimma aveva una passione eccezionale per i cani. Voleva tanto averne uno tutto per sé, e non le importava niente che fosse piccolo o grande, timido o irrequieto, silenzioso o casinista: alano o bassotto, lei desiderava un cane. Un giorno, mentre rientrava a casa, trotterellando dalla scuola, le venne incontro una grossa palla di pelo. “Vuoi essere il mio cane?” - gli domandò. “Ti chiamerò...Bruno”. E quel buffo animaletto saltellò allegramente, come se avesse capito tutto quanto al volo, e subito la seguì. In breve tempo diventarono veramente inseparabili: si rincorrevano, giocavano insieme, si divertivano a scendere sul greto del fiume e ad andare a pescare i pesciolini; ogni cosa diventava, poco a poco, un’opportunità per tenersi compagnia e condividere un’esperienza allegra. Era come una magia. Il tempo passava, e Bruno cresceva, cresceva a vista d’occhio. Quanto erano grandi le sue zampe! E che strane e affilate quelle unghione! Già: Bruno, come tutti i cuccioloni, era un giocattolone e aveva una fame da lupo. Ma non mangiava soltanto croccantini o giù di lì: era stranamente ghiotto di frutti di bosco, mirtilli, lampone e miele. Mica solo questo: sapeva camminare su due zampe. Mimma era contenta così, pensava “Il mio cane è proprio speciale!” e fantasticava sulle loro future avventure, finché un giorno, per varie ovvie ragioni, si ritrovò a portare il suo adorato Bruno dal veterinario. Mimma si accorse subito che c’era qualcosa che non quadrava: in sala d’attesa tutti, ma proprio tutti quanti, animali e padroni, scrutavano Bruno mostrando al contempo meraviglia e stupore e paura. Eppure lui era così buono e tranquillo: cosa potevano avere notato di tanto bizzarro e insolito? Il veterinario non dubitò nemmeno per un secondo: “Mimma, questo animale è tanto pericoloso. Non ti sei accorta che non è un cane? È un orso...”. Niente, a nulla valse disperarsi e spiegarsi: ripetere che era buono e gentile e mansueto, niente: Bruno venne ingabbiato e spedito allo zoo. E allora la piccola Mimma smise di piangere e non si perse d’animo, e cominciò a chiedersi cosa poteva fare per liberarlo...

Pubblicato da Kalandraka nella collana “Libri per sognare” in un apprezzabile e solido cartonato, Un cane per Mimma [El perro de Mimo] è un delizioso tributo alla diversità, un’elegia dell’infanzia e un inno alla fratellanza tra uomini e animali; parla una lingua immediata e tenera e sa essere ludico, malinconico e immaginifico al contempo. Lo stile della Máray sembra ibridare espressionismo al pop più colorato; il tratto è morbido e dolce e non c’è niente di fastidioso o di inquietante, nemmeno nei momenti bui di questa storia. L’opera s’è aggiudicata il XII Premio Internazionale Compostela per Albi Illustrati; a ruota, è stata tradotta nelle cinque lingue della penisola iberica, vale a dire gallego, castellano, catalán, euskera e portugués. Viene adesso l’attesa edizione italiana, tradotta da Giulia Giorgini. La lingua è limpida e parla al cuore dei bambini dai tre anni in su; c’è spazio per una morale della favola animalista e libertaria. Ritagliarsi un angoletto nel cuore dei vostri bambini sarà sostanzialmente istantaneo. Veniamo a qualche cenno sull’autrice, per concludere. Mariann Máray, magiara, è laureata in Comunicazione Visiva all’Università di Arti Applicate Moholy-Nagy. Illustratrice di libri per bambini e per ragazzi, anima un marchio di design, Pikku Dot. Ha partecipato alla Biennale di Illustrazioni di Bratislava [2017] e a Pitti Immagine Bimbo [2018]; è stata finalista nel Silent Book Contest 2019, organizzato dalle edizioni Carthusia, col progetto intitolato “While you are asleep”.



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