Un chilo di piume un chilo di piombo

Un chilo di piume un chilo di piombo

Trieste 1940. Fiamma (così l'ha chiamata la mamma, ma lei avrebbe voluto chiamarsi Tonina) ha otto anni e frequenta la quarta elementare. In aula scatta il preallarme: il cielo è limpido, l'aria tersa, tempo ideale per i bombardamenti e le incursione aeree. E tempo ideale per pattinare. Mentre piazza Grande si svuota perché tutti si precipitano nei rifugi, Fiamma e la sua amica Luisa trovano il tempo per salire sui pattini, che tengono nascosti nell'androne di casa, e per seguire, con il naso all'insù, le traiettorie degli aerei che sorvolano la città. Perché anche in tempo di guerra le bambine restano bambine, con gli occhi spalancati sul mondo e tanta voglia di giocare e insieme di capire. Capire, per esempio, perché la sorella maggiore, bellissima, elegantissima e assai fine, affermi che “non bisognerebbe parlare bene di chi ci bombarda” e la rimproveri di “non essere abbastanza triste perché abbiamo perso l'Impero”. E capire perché il babbo guardi questa sorella grande con inquietudine e disapprovazione, con crescente nervosismo. Il babbo di Fiamma è “mezzo ebreo”, figlio di un'ebrea e di un socialista ubriacone che “una volta che la sbronza gli è durata dieci giorni, ha regalato tutto ai contadini e le medaglie al cocchiere”. Nonostante le vicende di questi familiari non proni al regime fascista, Fiamma rimane una “bambina bene” e, come tutte le “bambine bene”, deve imparare il tedesco. Fralein Greta, ebrea tedesca fuggita dalla Germania insieme al padre, ha il compito di insegnarglielo. Fralein Greta è donna dall'innamoramento facile e Fiamma, alla fine delle lezioni, scrive per lei lettere d'amore in italiano. Quando la città diviene troppo pericolosa, la famiglia si rifugia in campagna e lì Fiamma cresce, non solo nel fisico, ma anche nella mente e nel cuore. Alla fine del romanzo, che coincide con la Liberazione, avrà tredici anni.

Tanto piombo, infinite angosce negli anni di guerra. Eppure in questo romanzo - un grande classico italiano della letteratura per ragazzi ora riedito con la prefazione di Bianca Pitzorno, le illustrazioni di Grazia Nidasio e le fotografie di famiglia della Ziliotto - il peso del piombo è contrastato da quello di altrettante piume: i pensieri leggeri, schietti, fiduciosi di una ragazzina vivace, aperta, coraggiosa. La narrazione, in forma di diario, privilegia infatti il punto di vista dell'infanzia sul mondo e sugli affetti. Gli sguardi di Fiamma sulla sua città e la sua gente, sui familiari e gli amici, sono sguardi pieni di curiosità e privi di pregiudizi. Si traducono, nella descrizione di episodi sia di semplice vita quotidiana in famiglia e a scuola (importantissima per Fiamma è la “rivoluzionaria” professoressa Rita) che di eventi drammatici, in un racconto privo di retorica, spesso umoristico, sorretto da uno stile colloquiale e brillante. La Storia, che quando percuote percuote forte soprattutto i bambini, è qui presente attraverso momenti di personale autobiografia e squarci profondi su eventi italiani degli anni della seconda guerra mondiale. Il libro, la cui prima edizione risale al 1992 ma è capace di parlare ancora, e molto efficacemente, ai lettori di oggi.

 

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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