Un giardino sottoterra

Un giardino sottoterra
Una città senza nome, uguale a tante altre. Una fermata della metropolitana come tante altre. L’ineffabile signor Moss lavora qui ogni notte, da solo. Fa lo spazzino e pulisce la sua banchina con lo spirito di chi compie una missione. Vorrebbe fermare il tempo il signor Moss, riportare quei sotterranei allo splendore di un tempo ma ogni notte scopre con sconcerto i segni ineluttabili del degrado, il velo che gli anni che passano stendono sulle cose. Durante uno dei suoi giri di perlustrazione all’interno delle gallerie, scova una nicchia nella parete, una presa d’aria che lascia filtrare i raggi della luna. Il giorno seguente torna con un po’ di terriccio e pianta un arboscello proprio lì, in quell’angusto spazio sotterraneo. Non passa giorno senza che lo spazzino barbuto si prenda cura del piccolo albero che cresce piano fino a spuntare fuori, sulla strada. Quando gli abitanti della città si accorgono della bizzarria, quel rettangolo verde si trasforma in un’attrazione pubblica. Radio e televisioni stringono d’assedio la zona e nugoli di curiosi si fermano ad osservare. Come spesso accade, col tempo l’interesse svapora e l’albero venuto fuori da sotto terra viene dimenticato. Il signor Moss però continua ad annaffiarlo e quella porzione di città, quell’isolato altrimenti anonimo, a poco a poco si trasforma in un parco verdissimo…
Un signor Moss esiste veramente, vive a New York ed è l’addetto alle pulizie dell’Holland Tunnel tra Manhattan e Hoboken. JO Seonkyeong l’ha conosciuto per caso durante il suo soggiorno di studio nella Grande Mela ed è rimasto profondamente impressionato dalla sua capacità di creare una dimensione alternativa al lavoro notturno nella metropolitana, un mondo tutto suo in cui convivono l’amore per la musica, per l’arte e per la lettura. Un giardino sotto terra nasce da questo incontro, dal fiuto di Seonnkyong, da un personaggio e un’ambientazione indimenticabili. La metropolitana è un posto affascinante che tutti conoscono ma nessuno definerebbe “familiare”, è un non-luogo, secondo la definizione dell’antropologo francese Marc Augé – cioè uno spazio in cui quotidianamente si incrociano migliaia di individui senza entrare in una vera relazione l’uno con l’altro, con caratteristiche simili in ogni parte del mondo, in cui tutti transitano e nessuno abita (pensate agli aeroporti o ai centri commerciali) – un universo sotterraneo che pullula di persone durante il giorno e di notte si svuota completamente, si nasconde agli occhi del resto della città trasformandosi in uno straniante scenario da day after. Non per niente le subway rappresentano una fonte inesauribile di leggende spesso inquietanti. In Un giardino sotto terra la metropolitana è anche il luogo del Tempo che vela le cose con una patina “oltraggiosa” di degrado, contro cui combatte la sua battaglia impari con secchio e ramazza il protagonista della storia (e il rumore dei suoi passi è scandito da un onomatopeico tac-tac tac-tac tac-tac che somiglia tanto al ticchettio di un orologio…) . Il lavoro del mite signor Moss nel sottosuolo della città senza nome è solitario, metodico, un po’ maniacale, oscuro come il luogo in cui si svolge. Mentre l’idea di piantare l’alberello nella presa d’aria si rivela al contrario un insospettabile gesto d’amore per la società degli uomini – quella della luce e dell’aria, quella del mondo di sopra – che sta sprofondando a sua volta nel grigiore e nel degrado. Ma il Tempo sgretola e il Tempo rigenera. L’albero, crescendo in silenzio attraverso il condotto che mette in comunicazione i due mondi, sarà capace di restituire la joie de vivre agli abitanti della città e ai passeggeri della metropolitana. Il libro – vincitore del Premio Andersen 2009 per la categoria 0/6 anni – è zeppo di tavole di folgorante forza poetica che ricordano da vicino la pittura sudamericana del secolo scorso (su tutte quella in cui lo spazzino, strofinando la parete di un tunnel, fa venir fuori il blu originario e resta lì sorpreso a contemplarlo) e ha il merito, tra gli altri, di favorire un orientamento ecologico nei più piccoli senza ricorrere a precetti e divieti, facendo leva soltanto sul senso critico ed estetico di cui i bambini sono naturalmente (e abbondantemente)dotati.

 

 

 
 
 
 
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