Un leone dentro

Un leone dentro

È davvero difficile essere il più piccolo, tranquillo e pacifico topolino marrone: nessuno mai che ti noti, nessuno che ti dia importanza… anzi, tutti ti calpestano continuamente. Non come il leone, ammirato e considerato: bisognerebbe saper ruggire come lui per far sentire a tutti la propria presenza. Il piccolo topolino marrone decide di imparare a ruggire, ma non gli basta mettersi a studiare, vuole imparare dal migliore. E il migliore, naturalmente, è quel leone così sicuro di sé che fa così tanta paura, dominando il territorio dalla cima della maestosa roccia sotto la quale il topolino abita. Bisogna farsi coraggio e andargli incontro. Il leone potrebbe avere qualunque reazione di fronte al topolino, ma questo pensiero non basta a fargli cambiare idea. “Ehm, squeak, Signor Leone, sono venuto da Lei perché squeak… Lei pensa di potermi insegnare il suo Ruggito?” Quando i due si incontrano, in effetti, la reazione del leone è davvero inaspettata, perché può darsi che il leone sappia ruggire meglio di tutti, ma questo non vuol dire che non abbia paura di niente.

La prima cosa che colpisce di Un leone dentro è il disegno: il tratto è molto deciso, coerente, il colore ricco e usato in maniera varia e significativa. Il gioco delle dimensioni segue il punto di vista del topolino, che spesso vede un mondo ingigantito, ravvicinato, a tutta pagina. Cambi di inquadratura e zoom in direzioni diverse danno l’idea di trovarsi quasi dentro un cartone animato, un effetto sostenuto dalla forte caratterizzazione dei personaggi e dal testo, molto studiato dal punto di vista ritmico e dei suoni. La storia riserva un colpo di scena che consiste in un’inversione dei ruoli, forse non del tutto imprevedibile ma resa con ironia e sapienza grafica. Il leone, prima un minaccioso naso che ricorda le canne di un fucile, salta per aria con uno strillo fumettistico (non è la sola esclamazione presa in prestito ai fumetti) e lo ritroviamo accovacciato, terrorizzato e con la criniera elettrizzata, non molto più grande del topolino, grazie al gioco della prospettiva. La morale è resa esplicita, come richiesto dalla tradizione del genere della favola, ma in una versione attualizzata che parla di pensiero positivo, superamento dei propri limiti, emozioni. Il libro mostra perfettamente cosa voglia dire sentirsi piccolissimi, ma anche che non bisogna fermarsi là… che siate un topolino marrone o un gagliardo re gattone.



 

 

 
 
 
 

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