Un posto sicuro

Un posto sicuro
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Vienna, 1938. Edith Schwalb e suo padre camminano verso casa quando una pattuglia della Gestapo li ferma per identificarli. Grazie alla celebrità del signor Shwalb - calciatore famoso - i due riescono ad evitare di essere fatti prigionieri, nonostante siano ebrei. Una volta a casa il padre di Edith decide di portare tutta la famiglia in Belgio, lontano dal nazismo e dalle persecuzioni. Questo trasloco purtroppo è solo il primo di una lunga serie, fino ad arrivare in Francia, dove il papà di Edith viene deportato e la madre decide di smembrare la famiglia in modo da garantire maggiore protezione ai figli. Edith e il suo fratellino Gustav si trovano quindi catapultati a Moissac, casa di Shatta e Bouli Simon, dove si vive in base ai principi scout di essere sempre pronti e di aiutare il prossimo. Tutti nel paese sanno che gli oltre cento piccoli di casa Simon sono ebrei, ma mantengono il segreto contribuendo alla loro salvezza...
Edith Schwalb è esistita veramente, così come il piccolo villaggio di Moissac e la casa di Shatta e Bouli Simon. In quella casa i bambini imparavano le tecniche scout e a vivere all'aria aperta: quando il sindaco avvertiva Shatta che era in arrivo una retata nazista, i bambini prendevano zaini e tende e andavano qualche giorno in campeggio nei dintorni. Kathy Kacer, figlia di due sopravvissuti all’Olocausto emigrati in Canada, ha dedicato tutta la sua vita di scrittrice a diffondere testimonianze sulla Shoah. La vicenda degli Schwalb è narrata con schiettezza e semplicità, dal punto di vista di una bambina, senza eccedere in crudezza ma riuscendo comunque a includere nel racconto tutti gli orrori delle persecuzioni razziali. Inoltre lo stile diretto e il linguaggio comune rendono il libro facilmente comprensibile e godibile. La crescita personale di Edith, la sua vita, le amicizie e le delusioni, la sua maturazione, trovano spazio nel racconto e la avvicinano ai piccoli lettori. Grazie ai sentimenti e alle riflessioni della protagonista il libro è un'ottima testimonianza non solo del passato, ma anche del presente, dando voce a tutti i bambini che ancora oggi sono costretti a subire discriminazioni razziali, religiose e politiche.

 

 

 

 
 
 
 
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