Una casa che mi piace

Una casa che mi piace

“Una casa è molte cose, tante cose belle e buone, però non tutte confuse: una casa ha una ragione. Una casa ha tanti posti, ci si mangia, parla, crea, spazi ben pensati, giusti: una casa è anche un’idea”. Succede che a volte un cucciolo d’uomo si possa sentire un po’ sperduto in un mondo dove regnano facce tristi, dove manca la quiete, dove non ci sono giochi. Succede per fortuna che una casa possa diventare la cuccia dove sentirsi amati, dove stare in allegria. Dove scoprire che se si sta soli il latte è nero, la frittata indigesta, lo zucchero amaro, mentre in casa, circondati di amici, la merenda ha tutto un altro sapore. E allora la fame torna. Fame di pane e miele, sete di acqua, persino di vino (ma i grandi non ci cascano e si ricordano bene che siamo ancora troppo piccoli). Una casa dove anche lavarsi diventa un gioco, con “specchi per vedermi in faccia, per contare i miei capelli, nel segreto di una cuccia, fischiettarmi i ritornelli”. Fuori il mondo continua ad andare ad altissima velocità, continua a mostrarsi scontroso, ma in casa è possibile parlare, confrontarsi, condividere storie, belle e brutte. E poi giocare, disegnare, immaginare mondi lontani, che forse non esistono davvero, ma che è ugualmente bello figurarsi, anche solo perché lo si fa insieme a uno, due, cento amici. E la casa diventa un rifugio per le mamme e i papà, per scordarsi un po’ di guai e stare in tranquillità, per badare ai fratellini. Per sentirsi un po’ meno soli e un po’ più parte di una grande famiglia.

Una casa che mi piace è molto più che il racconto, condotto in versi a rima baciata, della casa ideale di ogni bambino, divertente, colorata e gioiosa. Quella raccontata con estrema poesia e delicatezza da Roberto Piumini è Casa Oz, un centro diurno nei pressi dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, un luogo di accoglienza per i bambini malati e le loro famiglie. Una filastrocca coinvolgente che ben si accompagna alle illustrazioni di Svjetlan Junakovic, in cui la casa è sempre sollevata da terra, sospesa, quasi a voler esorcizzare la pesantezza delle situazioni che bambini e famiglie si trovano a vivere, quasi a ricordare che l’infanzia dovrebbe essere prima di tutto il tempo della leggerezza, in cui niente ci trattiene a terra, ma tutto ci proietta verso il bello. Un libro da leggere insieme a mamma e papà per riflettere sul valore della normalità e sull’importanza di aiutare il prossimo con gesti concreti e non solo con le parole. Perché il prossimo possa riprendere a sognare.



 

 

 

 
 
 
 

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