Una valigia di stelle - La Bottega Battibaleno

Applecross, tranquillo villaggio a nord della Scozia. A Finley Mc Phee non piaceva litigare, non era un asso a scuola e non era interessato a ciò che era fuori dal suo piccolo paese. Applecross aveva solo due strade, una piazza, un mulino, delle fattorie e null’altro che potesse distrarre. E poi c’era il mare. E la sua passione per la pesca. Fu quella mattina, la mattina in cui Finley scelse (per l’ennesima volta) la pesca alla scuola, che si ritrovò la preside Rozenkratz a casa. La sua condanna: ripetere l’anno scolastico e dedicare l’estate a lavoretti nel paese. Da subito. Il Reverendo Prospero era una specie di gigante dei modi bruschi. Aveva una missione: salvare le anime a frustate. Così fu stabilito che Finley avrebbe dato una mano dov’era necessario, cominciando dal piccolo supermercato. L’esperienza più breve della sua vita.Senza arrendersi, il Reverendo Prospero lo assegnò all’ufficio postale dove iniziò, sacca a tracolla, la sua avventura: la posta a domicilio. L’ultima lettera della giornata era destinata alla famiglia Lily. Bottega Battibaleno. La missiva veniva da uno strano club londinese: il Club dei Viaggiatori Immaginari. Ore 13:13. Più si avvicinava a quella casa e più accadevano cose strane: una strana creatura con occhi di ghiaccio era apparsa all’improvviso, gabbiani parlanti e la più bella (ma altrettanto strana) creatura che avesse mai visto aprirgli la porta con un sorriso. Aiby Lily. Con un semplice “Non sempre si può sapere” inizia uno strano viaggio tra oggetti magici (il Ragno Riparatore, i Pantaloni in puro filo di Scozia che camminano da soli, il Taglia Ricordi professionale Pound, il Mantello dell’Invisibilità…) e strani accadimenti. La sua vita si sarebbe (temporaneamente?) trasformata, facendogli rimpiangere la tranquillità a cui era così abituato…
Finley racconta le sue peripezie in prima persona, commentando situazioni, incontri, esprimendo pensieri ed emozioni: il lettore è lì con lui e palpita insieme a lui. Il racconto, fantastico secondo i classici canoni (protagonista/eroe, la bella da salvare, magie e personaggi fantastici, scenari a volte noir, suspense e mistero davvero ben costruiti), si rivela unico per l’ironia e la scorrevolezza della scrittura: anche i titoli dei capitoli, le immagini e i sottotitoli contribuiscono a creare una sensazione di leggerezza che cattura. Elemento che arricchisce e che si inserisce armoniosamente e coerentemente nel testo sono le immagini, suggestive (nonostante il bianco e nero, o proprio per questo…) e accattivanti, completate da simpatiche didascalie che descrivono brevemente la storia di oggetti e luoghi citati nel testo. Completano il testo, poiché scritte nello stile del racconto, le biografie dell’autore e dell’illustratore che, al contrario di altre, incuriosiscono e non si possono non leggere. Alla fine, per tutti vale la regola di Finley: le emozioni non sono altro che “la forma più semplice, e complessa, di magia” (p.230). E il racconto ne è assolutamente ricco. Dell’una come delle altre.

 

 

 
 
 
 
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