Uno come Antonio

Uno come Antonio

Chi è Antonio? Dall’immagine di copertina, dove ne compaiono ben otto, si direbbe sia un bambino; un normalissimo bambino che salta, legge, ha paura e si nasconde quando ha paura. Aprendo l’albo scopriamo invece che considerare Antonio un semplice bambino è riduttivo: infatti per mamma e papà è figlio, e quando è figlio può essere stanco, fare i capricci e addirittura scappare di casa (per finta!); con la nonna Antonio diventa nipote e allora è bellissimo perché può andare in edicola a comprare i mostri; con la zia diventa leggermente più complicato perché non è semplicemente nipote ma l’amore della zia e allora l’unica cosa da fare è difendersi dai suoi baci; con i cugini è cugino e allora si diverte un sacco con la palla, mentre a scuola Antonio è alunno ma spesso si distrae e con la mente viaggia fino nello spazio come quando legge i libri della biblioteca, o sale sull’autobus; in piscina invece adora tuffarsi da solo, andare giù nel profondo come fosse nel mare e perdere la cuffia (e anche qualche polipo giallo del costume). E per il narratore chi è Antonio? Quello che dimentica il temperino, che adora giocare a nascondino ma soprattutto è il suo migliore amico…

Susanna Mattiangeli ci aveva già spiegato, in coppia con Chiara Carrer, Come funziona la maestra (edito sempre da Il castoro); adesso con la bravissima Mariachiara di Giorgio ci racconta le molteplici sfaccettature dell’essere bambino. Dai vari gradi di parentela (e così con il lettore bambino parliamo anche di famiglia) fino alla descrizione più profonda fatta dall’amico del cuore. Dal punto di vista narrativo la storia non racconta l’avventura di un bambino ma, attraverso la voce del narratore, vengono descritte delle situazioni, dei punti di vista, dei tratti caratteriali del protagonista; questo però non fa perdere ritmo alla narrazione, anzi, invoglia il lettore a scoprire qualcosa di più di questo Antonio che è molto di più di quel che sembra. Certo, a vederlo così, senza niente intorno, è un bambino e basta. Questo e basta è la chiave che spinge a chiedersi cosa ci sia invece tutto intorno… Mariachiara Di Giorgio, fresca di Premio Andersen e Premio Malerba per l’albo illustrato 2018 con Professione coccodrillo edito da Topipittori, dà voce ad Antonio attraverso immagini che sembrano delle istantanee, rappresentandolo in vari momenti di quella che potrebbe tranquillamente essere la giornata di un bambino; momenti di allegria e condivisione mentre corre nel prato, gioca con il suo migliore amico, ma anche momenti più intimi come dal dottore con la lastra del torace che mostra al lettore cosa si nasconde dentro di lui (un serpente ma anche un cuore grande). La vita di Antonio è intensa, ogni pagina ci descrive, attraverso testo e illustrazione, la complessità dell’essere un bambino curioso, socievole ma che cerca anche un piccolo spazio per sé. Il mondo bambino viene rimarcato attraverso riferimenti letterari come il mostro selvaggio di Sendak con cui Antonio torna a casa dall’edicola; l’armadio che ricordano Le cronache di Narnia di Lewis che coraggiosamente il bambino varca per scappare (per finta) da casa; la rappresentazione di Pinocchio di Collodi, con tutta la famiglia che per l’occasione si trasforma nei vari personaggi; e che libro starà leggendo Antonio, seduto su una grande balena bianca?



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