Uno studio in rosso

Uno studio in rosso
John H. Watson, medico, reduce della seconda guerra afgana, si stabilisce nella capitale britannica per la convalescenza. Ma la vita a Londra costa cara: perciò, cosa può esserci di meglio che trovare qualcuno per dividere le spese dell’affitto? Ma ecco che una banale condivisione di appartamento si trasforma nella più appassionante delle avventure quando il coinquilino in questione si chiama Sherlock Holmes. Alto e magro, occhi acuti e penetranti, un naso affilato e un po’ aquilino, dei modi affettati e con un carattere saccente, il signor Holmes è esperto di chimica e… di criminologia. Ma il buon Watson lo scopre solo quando il “segugio” lo conduce sul luogo del delitto. Il cadavere di un americano di nome Drebber è stato rinvenuto in una casa abbandonata in un quartiere londinese e la polizia brancola nel buio (anche se il funzionario di Scotland Yard, Gregson, è convinto di aver risolto brillantemente il caso, arrestando un perfetto innocente). Ma a Sherlock Holmes è bastato un unico sopralluogo e una rapida indagine sul passato di Drebber e del suo segretario Stangerson (anche lui trovato assassinato nella stanza d’albergo) per scoprire il movente e il nome dell’assassino. Gli resta solo di acciuffarlo prima che svanisca nel nulla. Seguito passo per passo da un attonito Watson, che non riesce a spiegarsi l’incredibile capacità analitica del suo compagno, Holmes ricostruirà come in un puzzle l’intricata vicenda d’amore accaduta vent’anni prima nella lontanissima regione dello Utah…
Un impianto architettonico perfetto, una macchina ben congeniata che conduce il lettore direttamente al cuore del mistero, un giallo sublime che porta in scena l’investigatore più famoso di tutti i tempi, Sherlock Holmes. Uno studio in rosso è uno dei più celebri lavori di Arthur Conan Doyle, che a cavallo tra ‘800 e ‘900 ha inventato la serie di gialli tra le più conosciute della storia della letteratura. Immedesimandosi in Watson, lo scrittore di origine irlandese (anche lui medico di guerra) osserva con stupore e con attonito piacere le scoperte e i successi del suo compagno. Dal carattere buono e un po’ ingenuo, Watson è la figura necessaria a umanizzare Sherlock Holmes che, nella sua vanità, nelle sue capacità analitiche e nel suo modo di fare altezzoso, appare irraggiungibile al medio essere umano. Eppure la tristezza che lo pervade alla fine del romanzo, lo rende personaggio unico e geniale, da ammirare senza limiti. A questo testo capitale, ben si accompagnano le tavole di Ale+Ale, nota coppia di illustratori nell’editoria per ragazzi. Con le loro figure animalizzate, hanno reinterpretato con coraggio i grandi personaggi di Conan Doyle. E così l’investigatore si trasforma in un segugio, Watson in un boxer, la bella Lucy in un coniglio… Diversamente dalla ricostruzione realistica fatta da Christel Espié, nella recente pubblicazione di Donzelli editore, qui le atmosfere sono cupe e surreali, dai toni grigiastri e terrosi, che evidenziano il mistero e l’intrigo piuttosto che l’ironia, come accade con Espié. Qui ci sembra di sentire i suoni della Londra fine ottocentesca, lo sferragliare dei treni, il rumore delle carrozze sul ciottolato. E ci sembra anche di respirare il forte odore di una celebre pipa…

 

 

 

 
 
 
 
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