Urashima Taro

Urashima Taro
Giappone, tanto tempo fa. Il giovane pescatore Urashima Taro si imbatte in un gruppo di bambini che torturano una tartaruga e li convince a lasciarla andare. Il giorno dopo, mentre è in barca per una battuta di pesca, incontra di nuovo l'animale che gli comunica un messaggio di Otohime, la regina del mare. Per ringraziarlo del suo gesto la sovrana lo invita a palazzo e sarà proprio la tartaruga a scortarlo nelle profondità dell'oceano. Il regno sottomarino lo accoglie da eroe. Balli e feste in suo onore si susseguono senza sosta per giorni e giorni finché il pescatore comincia a sentire nostalgia della vita sopra il mare e decide di fare ritorno a casa. Con una scatola tra le mani – regalo portafortuna della regina Otohime con la promessa di non aprirla per nessuna ragione – ritrova in superficie una realtà totalmente irriconoscibile. Nel mondo emerso sono trascorsi centinaia di anni dalla sua partenza e Taro è prigioniero di un futuro remoto ed estraneo in cui nessuno si ricorda più di lui... Il paesaggio naturale ha lasciato il posto allo scenario alienante di una città industrializzata. Non gli resta che aprire lo scrigno. Gli anni rinchiusi al suo interno dalla pietosa regina sono ora liberi di fare il loro corso e il pescatore invecchia di colpo...
Leggendo la “storia giapponese” riscritta per orecchio acerbo da Davide Longaretti, il bambino anni Settanta che è (ancora) in me ha avuto un sussulto. Dov’è che l’ho già sentita? Con un paio di indizi in mano chiedo aiuto a Google che chiede aiuto a Yahoo! Answers e il gioco è fatto. Primo capitolo della saga di Paperino e Reginella (Paperino e l’avventura sottomarina), uscito su Topolino nel 1972. L’episodio Disney, che ricalca soltanto in parte il racconto orientale ed è classicamente a lieto fine, non ha mai smesso di riemergere nei miei ricordi – e in Rete ho scoperto di essere in buona compagnia. La favola misteriosa di Urashima Taro infatti ha un’eco nella tradizione orale di almeno un paio di continenti e tocca corde profondissime e universali. Dal mito del mondo sommerso (o dell’isola perduta, fate voi) al rapporto “deviato” tra uomo e natura, così distanti nel libro da occupare dimensioni temporali diverse. Col suo arrivo alla reggia di Otohime, Taro riesce a stabilire un contatto tra i due universi ma il prezzo che dovrà pagare è enorme. Condannato alla discronia, costretto a vagare come un highlander per un pianeta non più suo, non troverà alternative all’autoannichilimento. L’umanità è riassunta in questa figura disperata che brucia in pochi istanti il credito concessogli dalla Natura (lo scrigno di Otohime). Il disallineamento che domina la storia si riflette nelle singolari illustrazioni di Tazumi in cui la geometria esatta delle linee generate dal computer si fonde con la morbidezza della plastilina. La scelta del formato album contribuisce poi a dilatare orizzontalmente i tempi di un testo composto da una manciata di proposizioni, tutte rigorosamente con la traduzione in giapponese a fronte, per non turbare lo spirito del luogo…

 

 

 
 
 
 
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