Young Sherlock Holmes - Fuoco ribelle

Young Sherlock Holmes - Fuoco ribelle
Per il giovane Sherlock, costretto a passare le vacanze estive nella tenuta dei semi sconosciuti zii, è stata una fortuna aver incontrato Amyus Crowe. Merito di suo fratello Mycroft, che ha incaricato quel corpulento americano di fargli da precettore. Invece di infliggergli la noia di astratti insegnamenti accademici, Crowe stimola la sua curiosità con una miriade di nozioni inusuali. Così, quando Mycroft viene ad annunciargli che vorrebbe ritirarlo dal collegio per farlo studiare a Holmes Manor sotto la guida dell’istitutore, Sherlock ne è più che soddisfatto. In compenso, è molto deluso nell’accorgersi che non è solo per lui che Mycroft ha lasciato Londra e le sue misteriose occupazioni governative: deve parlare con Crowe di urgenti affari privati e pertanto lo congeda promettendogli di vederlo più tardi. Non appena la porta della biblioteca si chiude alle sue spalle, Sherlock fa quello che a un ragazzo ben educato è tassativamente proibito: si mette ad origliare. Dalla conversazione intercettata apprende che John Wilkes Booth, l’assassino del presidente Lincoln, ufficialmente catturato e ucciso dai soldati dell’Unione, con ogni probabilità è riuscito a fuggire e ora è in Inghilterra sotto falso nome. Pare ci sia un complotto per ricostituire l’esercito confederato sconfitto nella Guerra di Secessione e Booth vi gioca un ruolo importante. Basta questo per stuzzicare nel detective in erba la voglia di indagare sul sicario. Recluta Matty, un piccolo vagabondo con cui ha fatto amicizia, e insieme a lui improvvisa una partita di calcio davanti alla casa dove dovrebbe essersi rintanato Booth. Con una mossa opportunamente maldestra spedisce la palla davanti all’ingresso... ed ecco che un folle dal volto sfigurato sbuca fuori, lo afferra per i capelli e lo trascina dentro. Da quell’azzardo a cui scampa per un pelo si innesca una serie di temerarie alzate di ingegno e malaugurate coincidenze che lo porteranno negli Stati Uniti a un passo da una morte orribile...
È un piacere conoscere questo Sherlock adolescente, che ha già l’audacia, l’intelligenza e la stoffa che lo faranno diventare il più grande investigatore di tutti i tempi. Nel primo episodio della serie Andrew Lane aveva spiegato cosa avesse fatto nascere in Holmes l’interesse per la boxe e per le api che ritroviamo nei racconti e romanzi di Conan Doyle. Adesso scopriamo da chi ha imparato a suonare il violino, come mai i tatuaggi lo attraggono tanto e quando è cominciata la sua simpatia per l’America. Si aggiungono anche dettagli più intimi, come la tubercolosi che lentamente si sta portando via sua madre: Sherlock ricaccia le lacrime quando lo confida alla figlia di Crowe, con quel riserbo che mostrerà anche da adulto. Ci sono ancora parecchi tasselli che aspettano di andare al loro posto per ricostruire la formazione del genio dell’indagine deduttiva. Ma Lane ha anticipato che quando noi finiremo di leggere questo libro, lui da parte sua avrà già concluso il terzo episodio. Ce ne vorranno molti altri prima che Sherlock raggiunga l’età che aveva in “Uno studio in rosso”, all’inizio della sua coabitazione con il dottor Watson nell’appartamento di Baker Street. Al momento resta un enigma inquietante: come mai la signora Eglantine, l’ingessata e maligna governante di Holmes Manor, gli è palesemente ostile e si comporta più da padrona che da domestica? Quella donna vestita di nero, dai capelli corvini in contrasto con la pelle cerea, oltre che somigliare parecchio alla perfida signora Danvers di “Rebecca” di Daphne du Maurier, nasconde un mistero. Aspettiamo le prossime puntate perché ci venga svelato quale sia e come abbia influito sul destino di Sherlock Holmes.

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