Zero e lode

Zero e lode
Andrea non vuole proprio andare a scuola e perdere il suo tempo con i suoi amici idioti, comandato da quei professori odiosi, tanto in classe non s’impara nulla. Almeno così dice Marco, il suo patrigno, che è un artista di strada. Da grande Andrea ha deciso che vuole essere anche lui un giocoliere, un mangiafuoco, un burattinaio.  Sua madre è cambiata, ha smesso di girare di città in città, ha trovato un lavoro stabile e torna tardi la notte, molte spesso non c’è neanche qualcosa da mangiare e deve resistere, pancia vuota e testa piena di sogni. Poi un giorno la preside effettua un vero e proprio blitz a casa di Andrea e costringe Marco a portare il bambino a scuola, promettendo che gli cambierà classe, che i suoi nuovi professori saranno molto diversi da quelli che conosce. Se anche questa nuova sistemazione non gli piacerà, Andrea sarà libero di non frequentare mai più una scuola in vita sua. Il bambino accetta la sfida sicuro di vincerla, cosa mai ci può essere d’interessante in un edificio grigio nel quale essere rinchiusi per almeno sei ore al giorno? A sorpresa inizia però a scoprire il gusto del raccontare, scrivere storie e magari diventare un giovane reporter anche in una realtà difficile come una squallida periferia napoletana…
Pina Varriale ci presenta in modo tenero e con un gustoso stile narrativo la vita difficile di uno dei tanti bambini che popolano le periferie napoletane, in questo preciso caso Acerra, città del termovalorizzatore fantasma, della camorra, piazza di spaccio e punto nevralgico del cosiddetto “triangolo della morte”. La scrittrice però non cade nel solito qualunquismo da cronista, il suo racconto non è la sterile vita di un bambino che deve scegliere tra la malavita o un’esistenza fatta di privazioni. Il suo personaggio è vivo, ha voglia di diventare qualcosa, ha un suo progetto. Non è stupido, semplicemente non ha voglia di perdere tempo con un’istituzione sempre più scadente incapace di stimolare giovani cervelli. Basta però studiare il caso, indirizzare il protagonista verso qualcosa che possa andargli bene, con gli strumenti adatti al suo animo. Non più una società di nomi ma fatta di persone e di umanità. Una favola amara, un libro sicuramente adatto e consigliato anche ai lettori più stagionati, molti di quei genitori magari troppo occupati a non fare un cavolo, a bighellonare e ubriacarsi, o peggio ancora, uomini e donne che hanno intrapreso un sentiero oscuro e violento. Zero e lode è famiglia, è speranza, è realtà. Molto spesso ci si dimentica che coltivare una vita può dare forza alle persone.

 

 

 

 
 
 
 
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