Zloty

Zloty
Zloty come al solito sta sfrecciando nel bosco con il suo motorino per portare le provviste alla nonna, quando dopo un curva uno gnomo di nome Samovar viene investito dalla bambina. A dare una mano ai malcapitati accorre un gigante chiamato Kopek. Per fortuna non si è fatto male nessuno, ma il motorino di Zloty è conciato veramente male. Kopek, che è più basso della media dei giganti e perciò è alto come la bambina, accompagna tutti al suo villaggio dove i giganti aggiusteranno la vettura scassata. Nel frattempo Samovar, che come gnomo è più alto della media e quindi è della stessa misura della bambina, accompagna tutti al suo villaggio fatto di case a forma di fungo piene di pozioni e filtri magici. La mattina dopo Zloty va a riprendere il suo mezzo di trasporto, che adesso è come nuovo, ma questa volta investe il grosso lupo cattivo che, a differenza dello gnomo, si fa male sul serio...
Se nelle favole dei nonni Cappuccetto rosso andava a piedi e veniva intrappolata dal lupo cattivo la Zloty di Tomi Ungerer, celebre scrittore e illustratore di origine francese, va col motorino e al lupo cattivo (che poi non è nemmeno così cattivo) gli fa un culo così. A dire il vero il motorino di questa Cappuccetto rosso col casco miete vittime anche tra tutti gli altri allegri e spensierati abitanti del bosco, gnomi e giganti compresi. La nonna poi vi consiglio di non farla arrabbiare perché con una signora che ha dietro alla spalliera del letto il ritratto di Stalin e un kalashnikov appeso al muro non c'è da scherzare. Ma al di là di questi piccoli dettagli, che i disegni dell'autore riescono bene a riprodurre (ma che forse un bambino piccolo potrebbe interpretare con difficoltà: “Mamma, perché la nonna ha un mitra?”), la favola di Zloty appare un po' sconclusionata, con gli episodi che la compongono messi lì in ordine sparso. I testi sono brevi e semplicissimi da capire. La narrazione viene affidata soprattutto ai disegni che, seppure attentissimi ai particolari, mostrano a tratti i segni del tempo. A volte vengono usati solo il rosa e il lilla ma la sensazione generale è di povertà cromatica. La morale alla fine è anche un po' ambigua (pur riconoscendo lo spirito paradossale che anima tutti i libri di Ungerer), con i gnomi e i folletti che finiscono a fare i massaggi agli umani (ma come, non dovevano essere tutti uguali?). Forse sarebbe stato meglio - e non solo per le povere creature della foresta - che Zloty avesse lasciato a casa il motorino per continuare ad andare a piedi o bicicletta. Un momento: che sia questa la morale?

 

 

 

 
 
 
 
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