Il 27 dicembre è stata pubblicato il report ISTAT “La produzione e la lettura di libri in Italia”. Sin da subito, sulla carta stampata e sul web è stato tutto un fiorire di news allarmate e allarmanti – quasi tutte scopiazzature più o meno integrali del comunicato stampa diffuso a corredo del report – che si focalizzano sui dati riguardanti la lettura. Sui social network figurati, apriti cielo. A leggere ogni volta tutto questo fiorire di commenti scandalizzati, indignati o addolorati sulla scarsa diffusione dei libri nelle case italiane e più in generale della lettura nel nostro Paese, viene da chiedersi perché poi la realtà sia questa.

Ma il quadro che emerge dal report ISTAT è davvero così drammatico? I toni da “dies irae” sono giustificati? E soprattutto: si tratta di dati nuovi o sorprendenti? Giudicate voi. Partiamo dal numero di lettori in Italia. A partire dall’anno 2000, quando la quota era stimata al 38,6% della popolazione, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8%; poi vi è stata una diminuzione continua fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 con il 40,5%. Quindi se avete letto che il numero dei lettori in Italia “diminuisce sempre di più”, avete letto una baggianata.

Nel 2016, apprendiamo con orrore dalle news di cui sopra, circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa. Non è certo una realtà piacevole, ovvio. Ma l’ISTAT precisa che il dato è ormai costante da quasi un ventennio. Niente di nuovo, insomma. Era già così prima degli smartphone, prima dei social network, prima della diffusione capillare del web. Lo avevate capito, leggendo gli articoli di questi giorni? Ecco, appunto. E comunque, tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, circa una su cinque (21,4%) non ne ha letto nemmeno uno. Soltanto nel 36,0% dei casi si tratta di “lettori forti”. Questo ci ricorda che a) chi acquista o riceve in regalo libri non è affatto detto che poi li legga, anzi; b) il libro è ancora oggi ritenuto (anche o solo) un complemento d’arredo. Forse è una buona notizia.

Grande spazio inoltre sui media al solito gradiente Nord-Sud. I meridionali “brutti, sporchi e cattivi”, ça va sans dire, leggono meno di chi vive nelle Regioni settentrionali. Il fatto che una percentuale enorme della popolazione giovane e adulta del Sud studi e lavori al Nord falserà il dato? E il fatto che tradizionalmente gli abitanti delle grandi città hanno un accesso decisamente più facile a librerie e biblioteche conterà qualcosa? Ovviamente sì, e infatti i ricercatori dell’ISTAT lo sottolineano. Ma le news di cui sopra paiono ignorare questo fattore statistico. Ah, se l’avessero messo nel comunicato stampa!

Dal report “La produzione e la lettura di libri in Italia” appare poi evidentissimo il legame tra l’abitudine alla lettura e altre forme di partecipazione culturale: ovvero chi va spesso al cinema o a teatro o frequenta musei e mostre legge anche di più. È una sorpresa? La condizione economica delle famiglie di “non lettori” risulta relativamente peggiore rispetto a quelle di “lettori” . È una novità? Le persone con un titolo di studio più elevato leggono più libri di chi ha una licenza media o elementare. Chi l’avrebbe mai detto, eh? Riassumendo, la lettura (ovvero la cultura) è un fenomeno anche sociale. Si tratta di un dato consolidato (che è il termine tecnico per “ovvietà”) da secoli, sebbene tanti abbiano ipotizzato (o lottato per costruire) una società diversa. Il fatto che abbiano purtroppo finora fallito tutti ci fa capire che a quanto pare l’indignazione per tale stato di cose non è sufficiente. O, peggio, non è sincera.