Equi(libri) instabili

Equi(libri) instabili
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Sullo scaffale dei libri da recensire si sono formate nelle ultime settimane pile sbilenche e colorate, pericolosamente instabili epperò anche promettenti. Da una parte la minaccia dell'equilibrio precario, dall'altra la promessa di bellezza, in attesa di essere confermata, di libri appena sfogliati al loro arrivo e poi poggiati lì uno sopra all’altro. Non sono disposti in ordine di permanenza (cioè, in cima non ci sono i più recenti) perché la scelta delle cose da recensire segue di volta in volta logiche diverse e il risultato è un continuo rimescolamento da cui risorgono torri di carta instabili dai profili sempre diversi. Ora però il livello di guardia è ampiamente superato e per scongiurare gli imminenti crolli non resta altro da fare che impegnarsi nella sistematica demolizione delle torri. Quello che segue è il crollo controllato degli otto piani della torre est.


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MIO
Tra le primissime parole pronunciate dai bambini, forse appena dopo “Mamma!”, “Papa!”, e mettiamoci anche “No!”, ma prima di “Io!” e “Pappa!, arriva proprio “È mio!” (o la sua variante breve e più espressiva “Mio!”). Come se la necessità nativa dei cuccioli d'uomo, che finalmente si esprime nella conquistata capacità di verbalizzare, sia quella di affermare il  possesso sulle cose, sulle persone, sugli “enti” che li circondano, per scoprirsi individui distinti dal resto. Detto più semplicemente, “posseggo, dunque sono”. A mezzo secolo dalla prima edizione americana (dico “mezzo secolo”) orecchio acerbo propone ai lettori italiani l'incantevole Mio Miao (sottotitolo “Il mio unico specialissimo gatto”) del performer, danzatore, scrittore e illustratore newyorchese Remy Charlip, classe 1929. Sul bel testo in rima di Sandol Stoddard e un fondo pagina rigorosamente giallo, Charlip descrive  i frustranti tentativi di un bambino di affermare la propria autorità sul suo bel gattino rosso costringendolo al ruolo di obbediente giocattolo. Si sa, i gatti sono animali indipendenti, e quando tocca a al micio far valere le proprie ragioni, passa al contrattacco innalzando un vero inno alla preziosa libertà felina. Il bambino, di riflesso, scopre anche il senso del suo essere individuo e che la parola “mio” sta bene soprattutto con “amico”.
In Voglio il mio cappello! di Jon Klassen (Zoolibri) l'aggettivo possessivo è invece il leit-motiv di una storiella divertentissima dai toni un po' demenziali e un cinico e imprevedibile finale dark. Protagonista un ineffabile orso bruno in cerca del suo amato cappello rosso che interroga  gli stralunati animali in cui si imbatte lungo la strada. Un'improvvisa illuminazione restituirà il copricapo al legittimo proprietario (ma a in che modo!). Il canadese Klassen gioca narrativamente con le pause non-sense e l'immobilismo dei personaggi in tavole di raffinato minimalismo. Imperdibile.

Immaginazione, pensiero laterale, ozio creativo, diversità, laicità ...

Per cucinare un cittadino consapevole, critico e produttivo gli ingredienti ormai si conoscono bene ma non sempre la scuola italiana trova il tempo, il modo e le competenze per occuparsene. Si insegnano molte cose a scuola (qualcuno dice troppe...), ma quello che manca è l'identikit dello studente che vogliamo: spesso maestri e professori sono più preoccupati dal contenuto del loro insegnamento (le informazioni da trasmettere) che dal prodotto (lo studente che verrà fuori dal ciclo di studi). Ho giustappunto sotto gli occhi una manciata di illustrati per bambini che disegnano il profilo di quell’agognato cittadino futuro che per ora resta ancora un miraggio.
Cominciamo da Non è una scatola di Antoinette Portis (secondo il New York Times uno tra i migliori illustrati del 2007). Racchiuso in una copertina ultraminimal che mima colore e ruvidezza di una scatola di cartone, l'albo – edito da Kalandraka e pensato per l'età prescolare – è un dialogo tra il narratore e il protagonista, un adorabile coniglietto alle prese con una scatola di cartone che la sua incandescente immaginazione trasforma via via in una macchina, un edificio in fiamme, un robot, una barca, una mongolfiera, .... Ne esce una esemplare lezione (impartita dallo stilizzatissimo roditore alla voce fuori scena) sul potere creativo della fantasia che nei bambini ha bisogno soltanto di essere innescato.
E un valido innesco è sicuramente l'ennesimo pezzo di bravura del grafico, disegner e illustratore statunitense Richard McGuire. In Cosa non va in questo libro? (Corraini), un assurdo clown con la sagoma del Signor Bonaventura si fa strada in un albo coloratissimo in cui niente è come sembra e come dovrebbe essere: ombre ingannevoli, stanze capovolte, buchi rivelatori, sproporzioni,  prospettive impossibili, donne occhio, pulcini con tre teste, ritratti bifronti. Un assurdo universo che mette in discussione l'assolutezza dello sguardo razionale sulle cose, scatenando nei lettori risate e stimolanti pensieri laterali.
Nella Città dei lupi blu del ligure Marco Viale mancano sia le risate sia il pensiero laterale, anzi, per  dirla tutta, vige quello che una volta veniva chiamato “pensiero unico”. I cittadini di quella città hanno tutti lo stesso colore, fanno le cose nello stesso modo, alle stesse ore, senza mai sorprese, senza incidenti. Finché un giorno arriva lui, un lupo rosso (fischiettante) in bicicletta,  proprio lì, in piena ora di punta, e niente sarà più come prima... I lupi infatti, dopo lo sconcerto iniziale, imparano ad apprezzare la diversità e lo stile di vita del nuovo venuto che col tempo contagia tutta la città. Poi, come è venuto,  il lupo rosso fa perdere le sue tracce, ma ormai il seme del cambiamento è stato deposto... Sul formato gigante a disposizione (alla Giralangolo in questo periodo piace “grande”), Viale, col suo tratto sintetico ma accogliente, gioca disinvoltamente con i colori, le forme e i caratteri tipografici creando pagine di testo e illustrazioni piene di movimento ed eleganti trovate. In più, il costante ricorso all'ironia, accessibile a più livelli, rende il libro una lettura piacevole anche per i più grandicelli.
Completa il repertorio Le 50 domande più toste e più strambe sulla Fede e sulla Religione del filosofo e divulgatore inglese Julian Baggini, appena pubblicato da Vallardi. Dio esiste? Che cos'è il peccato? Esiste il diavolo? Ma io ce l'ho l'anima? E tante altre domande “pesanti” a cui l'autore prova a rispondere con ammirevole semplicità e un sano atteggiamento laico di chiara impronta british. Niente assiomi, ampio spazio al dubbio, citazioni pop-filosofiche e piccoli paradossi per mettere alla prova la logica dei giovani lettori, il tutto condito dalle divertenti illustrazioni fumettose di Nishant Chopksi. Se dipendesse da me, lo imporrei come libro di testo dell'ora di religione.

Maschere e animali
: due libri sui generis
Meritato Bologna Ragazzi Award 2011 per la miglior Opera Prima, Il signor Senzatesta di Ghislaine Herbéra è un esordio davvero fulminante (in Italia è pubblicato da La Margherita). Sarà l'idea (a quanto ne so inedita) di utilizzare nel suo albo il patrimonio di maschere rituali di mezzo mondo o l'aver scelto come unico protagonista un non-personaggio, una specie di putto con le estremità artigliate inguainato in una calzamaglia da mimo, il risultato è in ogni caso stupefacente. L'anonimo omino che campeggia su ogni pagina, mentre è in attesa dell'amata per un appuntamento galante, dà fondo alla sua collezione di maschere alla ricerca del suo Sé migliore, passando così in rassegna tutta la gamma degli stati d'animo, espressi con eloquenza dai suoi cento (falsi?) volti fino al fatidico incontro: che non vi anticipo per non rovinarvi la sorpresa. In questo sconvolgente balletto delle identità ai bambini più curiosi la Herbéra concede pure la possibilità di scoprire la provenienza etnica o geografica delle varie maschere nel lessico-indice alla fine del libro. Davvero sorprendente.
Da una francese all'altra, terminiamo la rassegna con Zoo Logico (Rizzoli), un illustrato di dimensioni veramente eccezionali (praticamente un lenzuolo!), disegnato da Joelle Jolivet (quella di 365 pinguini) con la consulenza scientifica di Emmanuelle Grundman, una zoologa del Museo nazionale di Storia Naturale di Parigi. D'accordo, di bestiari se ne contano già a decine in circolazione e un libro così grande non trova posto in nessuna libreria terrestre, però Zoo Logico ha almeno un paio di caratteristiche che lo distinguono dagli altri (oltre al formato). La catalogazione mista (e logica) – “al caldo”, “al freddo”, “con le piume”, “con le corna”, “tra gli alberi”, “sottoterra”, “di notte”, “a macchie e a strisce”, soltanto per citarne alcune – che permette di mostrare nelle enormi doppie pagine, animali a volte molto diversi rinnovando così la curiosità dei lettori accompagnati nel libro da un buffo camaleonte che fa capolino ad ogni angolo. Poi il tratto inconfondibile della Jolivet, qui, per necessità, più realistico del solito senza perdere in freschezza ed espressività. Per un regalo che non passi inosservato.

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