’68 ‒ Cicatrici

’68 ‒ Cicatrici

È il 14 febbraio del 1968. A Chinatown i genitori di Yam aspettano il ritorno del loro unico figlio. Sanno che la situazione in Vietnam è difficile e che molti soldati tornano dalla guerra completamente cambiati, oppure cadaveri. Ma anche a New York la situazione è tragica: i morti viventi sono sempre più numerosi, cominciano ad attaccare le persone e la popolazione è costretta a rifugiarsi dove può e riesce, per non essere mangiata o contagiata. Anche a Saigon si respira la stessa malsana aria di putrefazione e morte, non solo per la follia e la ferocia della guerra ma anche per i gruppi di non–morti che attendono nelle foreste l’arrivo dei soldati. Oltre a loro, il plotone di soldati americani devono sopravvivere anche ai vietcong, ai così detti “Charlie” che architettano ogni giorno nuove devastanti trappole per allontanare gli invasori. In questo ambiente tossico il maggiore Swan cerca di mantenere il pugno duro con i suoi uomini, soprattutto con il sergente Dawes, il cui risentimento si sta piano piano trasformando in odio. Ormai tutta la compagnia comincia a dare segni di squilibrio, e nelle profondità della jungla è ormai difficile comprendere la differenza fra mostri e uomini, fra i versi degli zombie e di chi lotta per sopravvivere all’Inferno…

Il secondo episodio dell’epopea di Mark Kidwell e Nat Jones che fonde la narrativa di guerra all’horror survival si concentra sui rapporti di forza all’interno di un plotone americano in Vietnam. Le descrizioni sono dettagliate e prendono spunto da fatti realmente accaduti durante la guerra, come il celebre massacro di My Lai, oppure le pratiche di guerriglia utilizzate dalle task force USA come gli “zippo raid”, la pratica dell’esercito americano che consisteva nel perquisire i villaggi del Vietnam per scovare vietnamiti sospettati di aiutare e nascondere vietcong e poi bruciarne le capanne con accendini “Zippo”. La grande attenzione di Mark Kidwell per la storia è merito dei racconti di suo padre, che fu soldato durante il conflitto, e di un certo Bruce Sicotte, ex-soldato che ha aiutato lo sceneggiatore e il disegnatore durante tutta la stesura del fumetto fornendo loro manuali, fotografie e testimonianze dirette di quel periodo. Proprio per questo motivo è calcato l’uso di specifici termini di guerra e la precisione nella scrittura dei nomi dei mezzi militari e del gergo dell’epoca. L’ingresso degli zombie nel racconto di guerra, pur non originale soprattutto in questo periodo storico in cui serial e fumetti come The Walking Dead sono sdoganati e hanno un grande successo commerciale, è ben integrato e i disegni, crudi e molto dettagliati, contribuiscono a immergere il lettore in un ambiente violento, che puzza di putrefazione e morte. L’abbondanza di personaggi e la mole di informazione e azioni fra le pagine rendono spesso la lettura opprimente e poco fluida, sicuramente più adatta agli amanti dei racconti di guerra che a un pubblico generico.



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