Aida al confine

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Aida arriva a Trieste da Bologna. Vuole allontanarsi dalla tristezza della fine della sua storia con Carlo, allontanarsi da se stessa, allontanarsi “da un mucchio di altre cose”: ormai nella sua vita di tutti i giorni si vedeva dal di fuori, come in un film, tutto le sembrava falso e senza senso, “niente di vero, tutto fasullo”. E Trieste è la città dei suoi nonni materni, un posto che le è sempre piaciuto tanto. Ad accoglierla c’è Mara, sua cugina, che invece si è appena innamorata della affascinante e biondissima Lulli – ricambiata – e quindi è felicissima. Aida alloggia nella vecchia casa dei nonni, rimasta uguale da quando sono morti, con i vestiti e gli oggetti ancora negli armadi e nei cassetti. Una sera, mentre consuma una “cena wow” a base di patate lesse, vede con la coda dell’occhio suo nonno Lino che indossa il soprabito ed esce di casa. Sconvolta dalla apparizione, decide di seguire l’uomo. Arrivano a un’osteria, e qui Aida gli rivolge la parola. Il nonno è più sorpreso della nipote: il mondo dei morti si è forse mescolato a quello dei vivi? Per qualche motivo che i due non riescono a comprendere Aida ora è in grado di vedere e sentire i morti, che “vivono” un’esistenza abbastanza simile a quella che conducevano da vivi, negli stessi luoghi frequentati da noi ma invisibili ai nostri occhi. A casa c’è pure la nonna Teresa, anche lei si stupisce moltissimo che la nipote sia in grado di vederla. Passano i giorni, Aida conosce e frequenta nuovi amici (vivi) grazie a Mara ma incontra anche un morto che la affascina molto. È un ragazzo serio ed elegante che sembra ricordare molto poco della sua vita passata e che di quel poco che ricorda non ha nessuna voglia di parlare: dice di chiamarsi Nino, di vivere come in una nebbia…

Uscito per la prima volta nel 2001 sulla rivista “Mondo Naif”, torna in una nuova, splendida edizione il (ma non so rassegnarmi a questo maschile) graphic novel Aida al confine. È soprattutto il frutto di un amore. Un amore – quello di Vanna Vinci per Trieste – nato in occasione di una presentazione presso la libreria “Non solo libri” di piazza Barbacan: l’amore per un porto che è uscita verso il Mediterraneo ma anche entrata per l’Europa centrale. “Trieste, fin dalla prima volta, mi è sembrata appunto una specie di confine e di ingresso in un’altra dimensione”, racconta la fumettista nella sua bella postfazione al volume. Un amore che negli anni si è scoperto attraversare la famiglia della Vinci da generazioni: il nonno di Vanna, Vincenzo, sottufficiale durante la Grande Guerra, era molto legato a Trieste e questo sentimento – come pure il trauma atroce della guerra di trincea – è venuto fuori da documenti, lettere, ritagli e foto conservate in una vecchia scatola di latta di biscotti Saiwa che aspettava paziente in un cassetto della casa di famiglia di Cagliari, in attesa di raccontare le sue storie. Aida al confine è, in senso stretto, una storia di fantasmi: ma più che di visitatori dall’Aldilà qui si parla proprio delle storie che una vecchia fotografia ha in serbo per noi, della memoria familiare e della memoria collettiva. Con il pretesto di una love story crepuscolare e mitteleuropea, Vanna Vinci affronta temi importanti: la guerra, il nazismo, il Carso, il dolore, i rapporti tra genitori e figli. Lo fa con leggerezza, lo fa con profondità. Graficamente impeccabile e sexy – del resto questa non è una sorpresa né una novità per chi segue la parabola artistica della fumettista sarda negli ultimi anni – ma anche molto maturo letterariamente questo Aida al confine: colpiscono soprattutto il lavoro della Vinci sui personaggi, sulle atmosfere, sul “non detto”. Da non perdere.

LEGGI L’INTERVISTA A VANNA VINCI



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