Alla ricerca della pecora Fassina

Alla ricerca della pecora Fassina
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Dalla conta del pastore Matteo risulta che, nel gregge, manca una pecora: è la Fassina! Sebbene Matteo non sembri particolarmente turbato dalla cosa, spunta un impetuoso Bobo a ricordargli che ogni pecora è preziosa. Non solo per qualunque evangelico buon pastore, ma anche per un vero segretario, quale lui è. Il fatto è che Matteo è anche il capo del Governo e di tempo ne ha pochino. Per cui, se il ritrovamento sta davvero così a cuore a Bobo, che ci si metta lui a riportare all’ovile la pecorella smarrita! Militante orgoglioso del PD, da sempre fedele alla causa, Bobo non se lo fa ripetere due volte. Anche perché, come farlo, visto che Matteo, indossata la tuta da Superman, è sparito più veloce della luce? La ricerca inizia dalla casa di Orfini. Ma, niente. Lì, la pecora non c’è e lui è troppo preso dai problemi del partito. Forse è da Bersani. No, neanche lui l’ha vista, impegnato, com’è, a combattere contro i visitors… pardon, i renziani. E Prodi? Prodi parla solo di massimi (e incomprensibili) sistemi. Scalfari fa il pensionato sulla panchina dei giardinetti, da cui consiglia al mondo di leggere Dagospia, al posto di quel giornalaccio di Repubblica. Veltroni, ormai, si occupa solo di cinema e Cuperlo è tormentato da dubbi amletici molto più grandi di lui. Solo Marlonbrando accetta di affiancare Bobo nella ricerca della pecora Fassina. Peccato sia solo un bambino, peccato viva in un campo rom, peccato non sappia cosa sia il PD, né, tanto meno, che faccia abbia (la) Fassina…

Comparso per la prima volta su “Linus” nel 1979, il tesserato esemplare Bobo da allora professa tenacemente la propria fede politica nei confronti di quel partito che, pur avendo cambiato varie volte il nome, resta sempre e comunque un partito collocato (più o meno) a sinistra. Secondo lui, e secondo Sergio Staino, di cui Bobo è l’alter ego d’inchiostro. Sì, perché, nel PD, specie negli ultimi due anni, ne sono successe di tutti i colori. Colori politici, essenzialmente. Tanto che, a molti, sembra di intravvedere venature azzurre sul simbolo del primo partito del Paese. Di qui il malessere dilagante, il disorientamento generale, le fuoriuscite e le scissioni interne (leggasi: Stefano Fassina, giugno 2015), che hanno dato il “la” a Staino per fargli realizzare questo “manuale per compagni incazzati, stanchi, smarriti ma sempre compagni”. Il paesaggio progressista sullo sfondo è davvero scoraggiante, tanto che Marlonbrando, novello Virgilio del girone infernale della politica italiana, arriva a chiedere a Bobo: “Ma a te ti pagano per stare dentro il PD?”. Bobo, però, resiste. La sua speranza nel futuro è incrollabile perché, nonostante tutto, per lui “il peggiore dei governi di sinistra è comunque sempre migliore del miglior governo di destra”. Particolarmente riuscito risulta il personaggio di Beppe Grillo, che, in un salone dalle pareti tappezzate di quadri ritraenti lati B femminili, propina a Bobo una bevanda che lo trasforma in un reazionario razzista, scurrile ed irascibile. Rinsavirà solo grazie all’aiuto di un esorcista. Si arriva alla fine del libro divertiti, un po’ preoccupati e pieni di domande sul futuro.



 

 

 
 
 
 

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