American born chinese

Remoto passato. Il magico Re Scimmia, signore delle arti marziali, che domina la ridente Montagna dei Fiorefrutti, si mette in testa di partecipare agli esclusivi party degli dei. Un divino buttafuori lo blocca all'entrata, e il Re Scimmia scatena una furibonda rissa. Dopo qualche tempo, viene condannato a morte per oltraggio al Paradiso, ma nel frattempo si è allenato duramente e ha acquisito nuovi poteri con i quali intende sfidare gli dei. Presente. Il piccolo Jin Wang, figlio di immigrati cinesi, si trasferisce con la famiglia da San Francisco in una città di provincia. L'accoglienza dei compagni e degli insegnanti della scuola elementare Mayflower è freddina, e il bambino si trova ben presto isolato, innamorato senza speranza di una compagna di classe inesorabilmente WASP. A spezzare il suo isolamento arriva Wei Chen-Sun, trasferito negli Usa da Taiwan, che parlando malissimo Inglese sta messo anche peggio di lui. Intanto il liceale Danny, che vive in una sitcom con le risate fuori campo e gli applausi come da manuale, vede la sua vita e la sua reputazione a scuola distrutte dall'arrivo del cugino cinese Chin-Kee, una sorta di caricatura di orientale in kimono e codino che combina disastri su disastri. Le tre storie – nonostante le apparenze – sono intimamente legate... altPrima graphic novel (sì, lo so che se 'novel' vuol dire letteralmente 'romanzo' dovrebbe trattarsi di un sostantivo maschile, ma siccome la consuetudine dell'ambiente fumettistico è quella di considerare 'graphic novel' un sostantivo femminile cambiare rotta adesso come fanno ostentatamente i redattori di Guanda Graphic è una scelta che sa di puntigliosetto ed elitario e comunque non ci viene istintiva) a ricevere una nomination al prestigioso National Book Award, di solito territorio tabù per i fumetti, American born chinese è una straordinaria testimonianza della ibridazione culturale che l'immigrazione porta inevitabilmente con sé. Antiche fiabe cinesi raccontate da una mamma o meglio ancora da una nonna si fondono ai ritmi e al gusto delle sitcom televisive, e la percezione del proprio 'essere straniero' che i pregiudizi altrui rendono densa di irritanti luoghi comuni viene superata con autoironia e humour, entra essa stessa paradossalmente a far parte di un bagaglio culturale prezioso e ricco. Il tratto pupazzettistico e ultrapulito di Gene Luen Yang è esaltato dai colori sgargianti e netti di Lark Pien, e dà vita ed energia a personaggi complessi, articolati, istintivamente simpatici anche se culturalmente lontani. Su tutti, il travolgente Re Scimmia e il suo citazionismo da film di arti marziali di Hong Kong: irresistibile.

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