Anita je t’aime

Anita je t’aime
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Estate 1849. Nei dintorni di Ravenna un avvenimento scuote le anime di coloro che partecipano alle lotte garibaldine: Anita, nome con cui tutti conoscono la brasiliana Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva ‒ che è anche incinta ‒ muore per le conseguenze di una febbre e di una fuga disperata verso nord con il suo amato Giuseppe. Al corpo viene data una veloce sepoltura e solo qualche giorno più tardi verrà casualmente ritrovato. E se non fosse vero? Se Anita, in realtà, non fosse la salma che tutti pensano riposare in quel piccolo cimitero ravennate? Se fosse una semplice messa in scena per depistare poteri superiori? Il suo amato sa che un giorno la rivedrà ma adesso deve separarsi da lei per un bene comune che ha priorità sul loro amore, su quella gravidanza, su una vita normale da vivere sotto lo stesso tetto. Anita rediviva, o meglio mai morta, fugge e viene accolta da una famiglia tedesca, che si vede piombare in casa una giovane donna nel bel mezzo della notte patriottiche e per di più in dolce attesa. La loro ospitalità la aiuta per il parto di Penelope, figlia di più rivoluzioni, che un giorno incontrerà suo padre e conoscerà quanto è grande il legame tra di loro. Ma non ha tempo Anita di fermarsi a riposare o, semplicemente, a ricordare il passato. Deve raggiungere quello che ha scoperto essere suo fratello: Michail Bakunin. L’anarchico russo condivide con lei non solo ideali di libertà, ma anche un genitore che di passaggio in Brasile ha lasciato evidenti tracce si sé. I due fratelli ritrovati uniranno le loro forze per lottare contro quei sovrani oppressori. E Anita nel campo di battaglia è sicura di rincontrare la parte più importante del suo cuore…

In quarta di copertina, l’editore, riferendosi a questa graphic novel, parla di “ucronia”, un genere che nel mondo dei fumetti ha sempre dato grandi soddisfazioni, sia all’estero, con esempi illustri come il grande Alan Moore con V per Vendetta, sia in Italia, con alcuni albi di Dylan Dog o, sempre in casa Bonelli, della giovane Lilith. Questa commistione di realtà alternativa e racconto storico affascina molti lettori, forse perché dà scenari inaspettati ad eventi che avremmo voluto finissero diversamente. Questo piccolo albo della Effequ, con il soggetto firmato da Stefano Cardoselli e Francesco Quatraro, dà una lettura diversa della donna che ha lasciato il suo Brasile per combattere con quello che tutti ricordano come l’Eroe dei due mondi, forse anche per dare degno onore ad una vera eroina dell’Ottocento. Il risultato non è del tutto riuscito, però, forse a causa della lunghezza stessa di questo volume che accenna ad un futuro alternativo lanciando piccoli sassi ma mai cogliendo nel segno. Personalità storiche fondamentali come Bakunin e Marx attraversano le vicende narrate senza il vero peso che avrebbero meritato e gli stessi protagonisti risolvono tutte le decisioni nel giro di poche pagine. Nel caso di Marx poi si è deciso per un piega inaspettata, trasformandolo in un innamorato possessivo ‒ e l’ironia della sorte che spetta al grande filosofo è giustamente indicata anche nella didascalia iniziale del capitolo ‒ di una donna che sembra fuggire continuamente solo per raggiungere il suo unico amore. Quasi a sottolineare che alla morte in fuga di Anita questo nuovo destino sostituisce un futuro comunque in perenne fuga. I disegni di Greta Xella hanno un tratto delicato e ricordano vagamente il mondo dei manga giapponesi, ma con un chiaro rimando al fumetto commerciale italiano, con quelle espressioni esasperate, quegli occhioni grandi, quasi da alieno, quei panorami mai spigolosi e a tratti quasi smussati, rotondeggianti.



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