Archie tra i morti viventi – volume uno

Archie tra i morti viventi – volume uno

Riverdale, il giorno prima della festa di Halloween. Jughead ha appena varcato la soglia della sua amica Sabrina in lacrime: il suo fedele amico, Hot Dog, è appena stato investito. Le chiede, la implora di aiutarlo. Ma neppure la potente magia delle zie Hilda e Zelda può nulla contro la morte. Le due streghe non riescono a salvare Hot Dog. Ma Sabrina non può abbandonare nella disperazione Juggie, così sottrae da casa il Necronomicon, il più potente libro di necromanzia esistente. Sa che l’utilizzo di quel libro è proibito dalla legge del mondo delle streghe ma a lei non importa: vuole solo aiutare il suo amico. Così lei e Juggie portano l’esanime Hot Dog a Swedlow Swamp, vicino al fiume. La giovane strega ripete la formula e un lampo si abbatte sul corpo del cane. Non resta che aspettare, così Jughead torna a casa con il suo amico fra le braccia, mentre Sabrina è costretta a subire l’ira delle sue zie (neppure il suo fidato gatto Salem è riuscito a nascondere il furto): la punizione sarà un anno di esilio nell’Oltreregno. Ma la punizione che tocca a Jughead per aver infranto le leggi della natura è ben più grave. Hot Dog si risveglia diverso dal solito, famelico, raccapricciante. Non-vivo. Non-morto. Alla festa di Halloween della scuola il costume da zombi di Jughead è davvero realistico. Certo più di quello da Vampirella di Veronica o al non-vestito di Reggie. Davvero troppo realistico. È l’inizio del contagio…

Il volume Archie fra i morti viventi raccoglie i primi cinque numeri della serie Afterlife with Archie, ideata da Roberto Aguirre-Sacasa con disegni di Francesco Francavilla per Archie Comics. La scintilla per l’esordio di Archie Andrews (personaggio creato da Vic Bloom e Bob Montana nel 1941, una vera istituzione del fumetto statunitense) in un mondo horror e terrificante è stata una variant cover che Francavilla ha ideato per l’albo n.23 di Life with Archie. I personaggi seguono le dinamiche emotive e i rapporti di amicizia, amore e antipatica delle storie originali ma il contesto si capovolge: il mondo luminoso e pulito di sempre diventa raccapricciante e horror e costringe la banda di Archie a trasformare espressioni e volti per piegarsi al terrore suscitato dall’Apocalisse Zombi. I disegni e i colori vividi (nei contrasti giallo-arancio per l’apocalisse e azzurro ghiaccio per il terrore) rendono in maniera magistrale un’ambientazione ripugnante che piacerà agli amanti della vecchia scuola creepy e a chi ha nostalgia dei Racconti della Cripta. Le dinamiche delle tavole, i dialoghi, la narrazione procedono creando nel lettore la giusta suspense, e in questo sta la differenza fra un fumetto e un fumetto a regola d’arte. Significative ed emozionanti sono sia le splash pages che i piccoli riquadri che mescolano presente e passato in un turbinio di dolci ricordi d’infanzia e di un presente di morte che incombe e non lascia un attimo di tregua. Il rifugio dei sopravvissuti è in questo caso non il tipico centro commerciale à la Romero ma il Lodge Manor, la lussuosa villa in cui Veronica Lodge abita con suo padre e con il maggiordomo Hubert Smithers. Da qui si dipanano le scene secondarie, fra cui quella in cui Archie torna a casa sua per accertarsi che i suoi genitori stiano bene e l’episodio di Ginger e Nancy alla tavola calda “Pop Tate’s”. Alla fine del libro, l’editore propone anche una serie di sketch e lo storyboard originale di Francavilla, un’ulteriore chicca che farà felici appassionati e fumettisti, perché dal lavoro tecnico dietro Archie fra i morti viventi c’è molto da imparare. Se invece da teledipendenti nostalgici vi state chiedendo se i protagonisti dell’incipit Sabrina, il gatto Salem e le zie Hilda e Zelda siano proprio quelle del telefilm Sabrina, vita da strega la risposta è sì, la produzione televisiva è ispirata proprio ai protagonisti dei fumetti Archie Comics Sabrina, the Teenage Witch (in Italia è disponibile, sempre pubblicato da BD, il primo volume di Le terrificanti avventure di Sabrina).

LEGGI L’INTERVISTA A FRANCESCO FRANCAVILLA

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