Arma XL

Arma XL
Sicuramente ne avrete sentito parlare: artigli affilati che aprono le nocche con un sonoro “snikitik”, addestramento militare, furia animale, una canotta sempre troppo gialla, basette che circondano la faccia e peli impertinenti a ricoprire il fisico di Hugh Jackman. Cosa? Wolverine? Macché, nientepopodimeno che Cicciologan, classificato come Arma XL (perché? Alle domande private non rispondiamo!), il più famoso dei mutanti. O, per dirla con le sue parole, degli “umani più fichi del normale”. Frutto dell'esperimento di uno scienziato dalle fattezze fin troppo simili a quelle del dottor House, risvegliatosi di colpo alla minaccia di una “colonscopia senza pietà” in una piscina di gomma inondata di cavi, affronta robot giganti e nemesi ataviche (il suo simile, Denti a Sciabola, su tutti) alla ricerca del proprio inafferrabile passato, o di sottobicchieri rari, che ognuno c'ha le sue fissazioni...
Enrique V. Vegas, famosissimo in patria per i “testoni”, parodie personalissime delle più disparate icone pop (dai supereroi Marvel alle più grandi storie del cinema contemporaneo), approda anche al mondo degli X-men. Forse per paura di confrontarsi con un sottobosco di caratteri eufemisticamente labirintico, la scelta ricade sul lupo solitario per eccellenza, James Howlett/Logan/Wolverine, grande protagonista delle recenti trame dei figli dell'atomo. Gli appena  trascorsi anni zero hanno recato in dono al personaggio più tormentato dei comics USA il proprio passato, da sempre dimenticato: dall'origine alle Origins (importante testata sui trascorsi del personaggio che da poco ha concluso il proprio ciclo) fino a essere reinventato come “capo” di una neonata fazione di uomini X. Ma di questo, inutile dirlo, a Vegas non può fregar di meno: le sue rivisitazioni colpiscono quelle due o tre linee guida imprescindibili – scintille d'avvio degli infiniti stravolgimenti dentro e fuori il character – sulle quali vale sempre la pena scherzare e perfettamente riconoscibili da una fetta di pubblico ben più ampia dei mai troppo difesi x-nerd. Per questo risulta un po' strano che l'accenno all'amore di Logan per la birra venga solo dalla smania di collezionare sottobicchieri o che non ci sia traccia di una o più donne, magari rosse, magari morte. Ma questo è Cicciologan, una versione parallela che fa il verso, ugualmente letale e, paradossalmente, anche più focalizzata. Una cosa che lo manda ai matti, ad esempio, è la mancanza di ordine: chi può negare che anche il “vero” Wolverine non sarebbe d'accordo? Sì, lo abbiamo  letto spesse volte rannicchiato in un angolo, bionda in mano, circondato da cadaveri in pose a dir poco scomposte, ma l'ordine Logan ce l'ha in testa: sa scindere il giusto dall'ingiusto e il necessario da entrambi; niente di sorprendente per l'ultimo samurai della modernità. Vegas lo conosce, non c'è dubbio, altrimenti non avrebbe potuto rimasticarlo con tale gommosa maestria. Certo, in poche pagine non si riesce a fare granché, ma bastano per apprezzare i disegni “mangosi” affatto sciatti e sbottonarsi in qualche sorriso, anche se alle risate non si arriva mai.

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