Bloodymilla

Bloodymilla
La vampira Bloodymilla si vuole ricongiungere con sua sorella Isabella. Quando erano piccole, un demone uccise i loro genitori, trasformò Camilla in Bloodymilla e rapì Isabella. Ora, Bloodymilla decide di mettersi in viaggio per trovare Isabella, che nel frattempo ha mutato la sua identità in Tenebra. Non sarà sola, bensì in compagnia di André, che può trasformarsi in lupo se vuole, e Demetra la strega. Compito non facile, visto che sul loro cammino (lungo l’Italia che ‘si sta facendo’) troveranno un cacciatore di vampiri (Samael) e un inquisitore/burattinaio, il cui potere consiste nel trasformare le persone (rubandone l’anima) in marionette ai suoi ordini…
Ecco qua. C’è da aggiungere poco altro alla sintesi della prima graphic novel  del progetto editoriale Neverland di Stefano Fantelli e Gianfranco Staltari per la Delos Books. L’obiettivo è quello di riprendere una certa tradizione del fumetto horror, partendo dal quesito: e se Lady Oscar fosse stata scritta da Mary Shelley? Per trovare cotanta risposta, Fantelli e Staltari hanno ingaggiato Barbara Baraldi, scrittrice bolognese che potete ritrovare in romanzi come Scarlett o Lullaby – la ninna nanna della morte o La bambola dagli occhi di cristallo, mentre per i disegni i colori e le chine incontriamo le giovani promesse Elena Cesana e Roberta Ingranata. Ora, mettendo seriamente da parte il quesito Shelley, se l’intenzione era omaggiare – davvero -  l’horror nel fumetto, il risultato di questa prima puntata è sconfortante. Dell’ironia macabra traccia non c’è, inconsistenti sono pure le atmosfere ‘goticheggianti’, se non in piccoli e sbiaditi rimandi. La sceneggiatura, in poco più di settanta pagine, butta nella mischia vampiri, lupi mannari, demoni, streghe, burattini, una sensualità diluita e un millimetro di contesto storico senza impegno e senza carattere, e su un terreno così accidentato commette anche l’imperdonabile errore di prendersi sul serio. Ne consegue che il fumetto non può essere ‘avvincente’, e il compito delle disegnatrici si fa abbastanza arduo. Non basta far uscire i cavalli dall’inquadratura per dar loro forza e vitalità espressiva. Ben vengano progetti così, evviva l’orrore e il gotico nei fumetti e ancora le vampire anni ’70, però un po’ di attenzione e pazienza, signori. Un po’ di spessore, per favore! ads

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